Hidroaysén: le responsabilità dell’Italia nella distruzione della Patagonia di Mariangela Casalucci

10 maggio 2011 at 14:42 2 commenti

Il progetto Hidroaysén prevede la costruzione di cinque dighe per sfruttare le acque dei fiumi Baker e Pascua, in Patagonia e vede un’enorme responsabilità della società italiana Enel  che lo ha ereditato con l’acquisto del controllo del 92% della società elettrica spagnola Endesa è che è rappresentata in Cile da Colbun e Endesa Cile.

Una potenza complessiva di circa 2.800 MW. Son cinque le megacentrali idreolettriche che la Hidroaysén sta progettando che distruggeranno 6000 ettari di territorio e che sfrutteranno le acque dei fiumi Pascua e Baker, nella regione di Aysen, nella Patagonia cilena.

Le linee di trasmissione  elettrica, sorrette da 3.800 torri di 70/80 metri, saranno lunghe 2200 Km e attraverseranno il 51% del paese dal sud al nord dove si trovano ben 8 settori indigeni. Una ferita aperta in un territorio considerato patrimonio dell’umanità.

Il tracciato  continua ad essere segreto per evitare le proteste ma può essere ipotizzato sulla base della parte di terreni acquistati dalla società per evitare indennizzi e aumentare la speculazione. Interviene nelle riserve naturali del Lago Cochrane, del Castillo, di Coihaique, del Parco Nazionale Corcovado e dei laghi Las Torres, Verde, e Carlota. Raggiungerà Puerto Guadal e Puerto Montt. Stiamo parlando di territori per la massima parte abitati da comunità Mapuche.

Questo progetto colpisce al cuore le comunità Mapuche, che da anni lottano e lavorano per recuperare le terre che a loro appartengono, per difendere la loro lingua e la loro cultura fondata sul rispetto e sulla relazione con la natura. Anche la loro lotta per la difesa di questi territori viene fermata con una repressione durissima e contro le e i dirigenti viene applicata la legge antiterrorismo del periodo della dittatura per cui le loro pacifiche azioni di recupero delle terre, la difesa di questi territori contro il progetto di ENDESA, la difesa delle acque è dei fiumi, diventano gravissimi reati contro lo stato e determinano arresti indiscriminati e detenzioni che non necessitano di prove e di processi.

Il tracciato delle linee di trasmissione elettrica dovrebbe lasciare l’Araucanía, dove si concentrano le comunità mapuche, raggiungendo il Tabo e superando la Cordigliera per entrare a Santiago.

Si giustifica la necessità di sostenere il progetto per risolvere la crisi energetica del paese mentre un ultimo studio del Dipartimento de Ingegneria Meccanica della Università del Cile.sulle necessità del paese afferma che “il paese ha approvato progetti che superano la domanda di energia dei prossimi 15 anni “ per cui HidroAysén  risulta “non necessario”. È reputa “falsa” la tesi di Endesa secondo cui le cinque dighe rispondono “alla necessità di energia della economia cilena”

Ci sono legami tra questo progetto e le scelte effettuate da Augusto Pinochet. È infatti il Codice dell’acqua elaborato durante la dittatura, di impronta dichiaratamente e eccessivamente neoliberale e a tutt’oggi garantito dalla antidemocratica Costituzione del 1980, a determinare la possibilità che imprese private-nazionali e internazionali come Enel-Endesa mantengano un monopolio feroce sull’acqua

Attualmente è in corso una mobilitazione popolare per recuperare questi diritti a favore della popolazione cilena a cui la polizia risponde con interventi repressivi anche contro l’autorizzazione e il sostegno del  governo di destra di Piñera. La Commissione ambientale della regione dell’Aysen ha approvato il 10 maggio 2011 con undici voti a favore e uno contrario il progetto.

Le potenzialità di questo paese per l’uso di energie alternative, rinnovabili e non convenzionali,  basate su oceano, sole, vulcani e vento sono enormi. Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica, in visita al paese aveva raccomandato questa strada all’allora presidente Ricardo Lagos.

Le conseguenze di questo progetto sono devastanti per l’ambiente: il Cile è il paese con maggiori radiazioni solari del mondo che combinate con la presenza del salnitro, minerale su cui il Cile ha il monopolio mondiale, lo fa diventare il paese al mondo con le condizioni maggiormente favorevoli per l’uso dell’energia solare. La Patagonia è considerata la seconda riserva di acque del pianeta e laghi artificiali e dighe provocano modificazioni climatiche con pesanti conseguenze sulle stesse riserve di acqua. La zona antartica, ancora più isolata della Patagonia, praticamente inaccessibile per la gente con poche risorse economiche ha acquisito però ́negli anni un altro valore, riconosciuto a livello mondiale, dal momento che è un territorio di pace, libero da armi e denuclearizzato. Il Cile non ha bisogno di distruggere le sue risorse naturali e di sottrarre territori al popolo Mapuche per produrre l’energia di cui necessita e soprattutto non ha bisogno di multinazionali e imprese straniere (in questo caso lo ricordiamo l’italiana Enel) con progetti come questo che hanno come unico obiettivo lo sfruttamento delle risorse per arricchirsi economicamente

Tutti i guadagni andranno direttamente nelle tasche delle grandi imprese private, che hanno potuto ricevere in forma perpetua i diritti sull’acqua senza pagare un centesimo La costruzione di dighe è un affare tremendamente redditizio, anche se non per gli ecosistemi. ENDESA progetta di costruire in Cile perché qui la legislazione ambientale è estremamente debole, perché ha potuto ottenere i diritti sull’acque a costo zero è, una volta che avrà recuperato l’investimento fatto per costruire la diga, i guadagni saranno enormi. Possono costruire bacini facendo gravare i costi sulla collettività e non saranno tenuti a pagare danni.

In Italia nel settembre del 2010 è partita la campagna “Patagonia senza dighe” http://patagoniasenzadighe.org che si propone di raccogliere e portare avanti il lavoro di sensibilizzazione e la lotta a difesa dell’ambiente condotti da diverse organizzazioni internazionali riunite nel Consiglio di difesa della Patagonia cilena.

Ad aprile la protesta contro il progetto delle dighe in Patagonia ha raggiunto l’assemblea dell’Enel. Tre rappresentanti della associazioni che si oppongono al progetto ”Hidroaysen” sono intervenuti durante i lavori per denunciare il rischio che le cinque centrali idroelettriche possano causare danni ambientali irreparabili. Tra loro anche un rappresentante della popolazione Mapuche, in abiti tradizionali.

L’Enel, di cui il governo italiano detiene il 31% delle azioni, dovrebbe ritirarsi dal progetto che mette a grave repentaglio un patrimonio naturale dell’umanità intera

di Mariangela Casalucci

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Violenta repressione poliziesca in Cile per fermare la protesta contro il progetto Hidroaysèn Bassibus en Madrid

2 commenti Add your own

  • 1. Cile: i netizen contro il progetto Hidroaysén  |  24 maggio 2011 alle 13:42

    […] per tutti gli altri link eccetto ove diversamente indicato], di proprietà della impresa ispano-italiana [it] Endesa [it] e di quella inglese Colbun […]

    Rispondi
  • 2. Climalteranti.it » Tutta l’acqua del mondo  |  17 marzo 2012 alle 20:24

    […] meno impattanti, quali ad esempio la realizzazione di più mini impianti idroelettrici, o l’utilizzo più intensivo del fotovoltaico. Il cambiamento climatico, causa principale della carenza di acqua nel Nord, sta scatenando forti […]

    Rispondi

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