Archive for novembre, 2011

Loretta Napoleoni: perché le attuali crisi rivoluzioneranno le nostre “democrazie”

27 novembre 2011 at 17:27 Lascia un commento

Una performance in SOL del movimento per fermare gli sfratti

24 novembre 2011 at 18:10 Lascia un commento

IL video più bello del 15M di Madrid

24 novembre 2011 at 18:08 Lascia un commento

Il video più divertente sul 15 M, Madrid

24 novembre 2011 at 18:03 Lascia un commento

Ritratto di governo Tutti i nomi del governo Monti dal manifesto

SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA – ANTONIO CATRICALA’ C’è un problema. L’unica volta in cui l’Antitrust ha fatto qualche osservazione, inarcato un sopracciglio, sollevato un dubbio sul conflitto di interessi – per carità, senza alcuna conseguenza pratica – è stato quando nel 2005 l’Autorità per la concorrenza guidata da Antonio Catricalà ha eccepito sul fatto che un ministro – all’epoca Lucio Stanca – potesse anche sedere nel consiglio di amministrazione di un’università privata. Nello specifico l’Università Bocconi il cui attuale presidente del cda Mario Monti (pronto a lasciare, certo) si appresta a diventare presidente del Consiglio. E Catricalà, dato allo Sviluppo economico, è stato promosso in una notte, diventando il sostituto del visir Gianni Letta alla preisdenza del Consiglio. Ora, non c’è dubbio che Catricalà non sia un fenomeno in fatto di economia e attività produttive, però è certo che sarebbe una garanzia in fatto di comunicazioni, la magnifica preda che il ministero dello sviluppo nasconde tra le sue competenze. In effetti al custode della trasparenza dei mercati non è parso di scorgere alcun conflitto di interessi al governo negli ultimi sei anni, da quando cioè ha lasciato l’incarico di segretario generale del presidente del Consiglio Berlusconi per assumere quello di controllore indipendente della libera concorrenza. Sei anni durante i quali i rappresentanti del centrosinistra – non esattamente degli scalmanati in fatto di conflitto di interessi – hanno chiesto più volte all’Antitrust di darsi una mossa, di fare caso a quel signore che da palazzo Chigi dava ogni tanto uno sguardo alle sue faccende private. Ma Catricalà niente, al massimo qualche lamentela sulla legge Frattini. O qualche pratica aperta, ma immediatamente chiusa con motivazioni da antologia. Per esempio nel 2006 secondo l’Antitrust di Catricalà il fatto che il governo Berlusconi avesse destinato un contributo statale per l’acquisto dei decoder prodotti da Paolo Berlusconi e necessari a rendere visibili le trasmissioni di Mediaset non configurava un caso di conflitto di interessi perché il vantaggio economico della famiglia era stato «verosimilmente contenuto». Oppure che il ministro Lunardi non aveva agito in conflitto di interessi partecipando alla delibera del Cipe che aveva approvato i lavori della metropolitana di Napoli, anche se i lavori erano finiti alla Rocksoil della famiglia Lunardi. O infine che quando Berlusconi era «sceso in campo» per convincere Fiorello a mollare Sky e passare a Mediaset non aveva fatto nulla di male perché aveva agito non in qualità di presidente del Consiglio. Con un curriculum del genere, nessuna sorpresa che Berlusconi l’anno scorso abbia cercato di promuovere Catricalà alla guida dell’Autorità dell’energia. Senza riuscirci visto che ormai non controllava più il parlamento. Ma non è detto che adesso, e questa volta davvero senza poter agire più in qualità di primo ministro, possa farcela a mandarlo al governo. (andrea fabozzi)

ISTRUZIONE – FRANCESCO PROFUMO Tecnico, certo. Ma anche politico. Il rettore del Politecnico di Torino ha conosciuto il suo ultimo balzo di carriera soloa d agosto, quando l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini lo ha nominato a capo del più grande istituto di ricerca italiano, il Cnr. Per una curiosa palingenesi, da vecchio nasce nuovo e da lì a pochi mesi l’avrebbe sostituita, promosso dalla sua vicinanza alla Chiesa, sempre importante per ottenere il ministero dell’Istruzione (è considerato vicino al cardinale Angelo Bagnasco), ma anche al centrosinistra che sull’Istruzione ha chiesto qualche garanzia dopo l’era della maestra di taglio Gelmini. Profumo è stato in pole position come espressione della “società civile” per sostituire Chiamparino alla guida di Torino.

INTERNI – ANNA MARIA CANCELLIERI Anche in questo caso: tecnica, certo. Ma anche chiaramente sponsorizzata politicamente. Il curriculum di Anna Maria Cancellieri parla per lei: è stata prefetto di città importanti come Genova, e ultimamente, raggiunta l’età della “ragione” – cioè ai suoi 70 anni, come succede spesso alle donne – è stata chiamata a gestire situazioni delicate, come il commissariamento della città di Bologna e ultimamente di Parma travolta dal crac finanziario. La chiamano “lady di ferro”, e il suo spondor è l’Udc che l’aveva anche proposta come candidata a sindaco di Bologna. Ovvero, quel Terzo Polo principale sostenitore del governo Monti a cui augura lunghissima vita. Se non altro perché ha permesso agli orfani della Dc di tornare ad essere l’ago della bilancia.

SANITA’ – RENATO BALDUZZI Qui la competenza tecnica c’entra fino a un certo punto – per quanto Renato Balduzzi sia stato prima consigliere giuridico del ministero della sanità, poi capo dell’ufficio legislativo e infine presidente della Commissione per la riforma sanitaria e attualmente presidente dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali – ma, appunto, Balduzzi non è un medico, bensì un giurista, ordinario di diritto costituzionale all’università Piemonte Orientale. Da un certo punto di vista potrebbe persino essere una garanzia, visto che la sanità, e in particolare le leggi che l’hanno tormentata negli ultimi anni hanno avuto spesso a che fare con la sanità – dalla procreazione assistita, al testamento biologico, per arrivare alla pillola del giorno dopo. Invece è proprio da questo punto di vista che il nome del semi-sconosciuto Balduzzi lascia intendere quanto nel governo del bocconiano-cattolico Monti ci sia di politico. E quanto proprio il movimento cattolico, vero punto di accordo tra centrodestra e centrosinistra, sia preponderante nel nuovo esecutivo. Balduzzi è presidente dal 2002 del Movimento ecclesiale di impegno culturale, dirige la rivista “Coscienza” e ha diretto “Dialoghi”. Si tratta dell’area “illuminata” del cattolicesimo. C’è chi ricorda come Balduzzi si sia impegnato nei referendum di giugno sui “beni comuni”, d’accordo. Ma sul piano dei valori, la laicità ne esce sicuramente sconfitta.

SVILUPPO ECONOMICO E TRASPORTI – CORRADO PASSERA E’ il vero fuoriclasse della nuova squadra di governo, e non a caso appena incassato il suo sì è subito stato dato per certo e oltretutto gli è stato affidato un superministero: sviluppo e trasporti. Passera, giovane per gli standard italiani – 57 anni – è un personaggio degno dell’Italia anni ’60: fulminante carriera, in buoni rapporti con tutte le maggiori forze politiche del paese. Ora dirigerà lo strategico dicastero dello Sviluppo Economico, che Berlusconi fece tanta fatica a piazzare: Passera è un manager di successo, ha iniziato con Carlo De Benedetti per il quale ha diretto la Mondadori nel 1991, in piena vicenda “lodo” tra l’editore del Gruppo Espresso e l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, poi è passato al gruppo Olivetti, mal’incarico che gli ha dato maggiore fama è stata la ristrutturazione di Poste Italiane, dove è stato nominato nel 1998 (governo di centrosinistra) come amministratore delegato. In seguito si è spostato in ambito bancario, dirigendo Banca Intesa che ha portato alla fusione con Imi Sanpaolo. Dunque, si direbbe un cavallo di razza in quota centrosinistra. In realtà già qualche anno fa i ben informati lo davano molto vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini, che avrà certamente avuto la sua voce in capitolo per la “stelletta” che porta appuntato al petto, aver contestato il Cavaliere capo.

GIUSTIZIA – PAOLA SEVERINO Avvocato penalista, viserettore dell’università Luiss “Guido Carli” (Confindustria). Paola Severino è un’esperta di diritto penale, ma è anche un avvocato impegnato nei processi più scottanti degli ultimi anni. Ha difeso Romano Prodi nel processo Cirio, ma di recente ha difeso Caltagiorne e Geronzi nel processo per la scalata Unipol. E’ insomma una professionista non di primo pelo, in un dicastero delicatissimo che è stato al centro di molteplici polemiche spesso snaturate dalla presenza stessa di Silvio Berlusconi – pluri imputato – a capo del governo. Severino, in quota Udc, è una garanzia per il centrodestra: è a favore della “zero burocrazia”, della semplificazione legislativa (meno leggi, più chiare), della riforma delle professioni legali, comprese quelle riguardanti la magistratura. Nel 2001 ha vinto la classifica dei manager pubblici più ricchi, con 3,3 miliardi di lire al suo attivo. Ma di pubblico ha fatto poco, era finita nella lista in qaunto vicepresidente del Consiglio della magistratura militare. Donna sicuramente “di ferro”, quanto se non più della Cancellieri, ha un debole per il teatro, di cui a volte ha calcato le scene: è stata l’avvocato difensore di Charlotte Corday, l’assassina di Marat, mentre la pubblica accusa era Antonio Di Pietro nel 2003 al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Poi ha ha indossato le vesti dell’avvocato di Galeazzo Ciano sempre a Spoleto. All’Auditorium di Roma , a maggio, era lei nei panni del difensore di Galileo Galilei.

WELFARE – ELSA FORNERO Nel dicastero dell’ex ministro Sacconi, e che una volta si chiamava del Lavoro e che pare tornerà a chiamarsi così, arriva Elsa Fornero. Collaboratrice del La Voce.info – che certo non è la sua principale attività, ma l’ha lancita nel mondo degli opinionisti, pur essendo vicina agli ambienti giornalistici essendo moglie di Mario Deaglio, ex direttore del Sole 24 ore e attuale editorialista economico de La Stampa. Ma Elsa Fornero è uno dei rari casi di donna in Italia ad avere al suo attivo una carriera più “pesante” di quella di suo marito: è stata la prima donna in Italia ad accedere alle stanze dei bottoni delle banche, vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa e ancora prima numero della Compagnia San Paolo. Fornero è una che conta. Favorevole all’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, si è occupata spesso delle questioni di “genere” – contraria alle quote rosa ultimamente però ha più volte sostenuto che se la situazione è disperante allora è opportuno forzare la mano. Consigliere della Banca mondiale nei paesi dell’est, Fornero – che è titolare di una cattedra all’Università di Torino, sua città natale – avrà voce in capitolo in fatto di pensioni e stato sociale, avendo fondato il Cerp (Centre for Research on Pensions and Welfare Policies, Collegio Carlo Alberto).

CULTURA- LORENZO ORNAGHI Una cosa si è capita quasi subito: Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università cattolica, era destinato ad avere un posto in questo governo. Quale ministero assegnargli non era, evidentemente, il principale problema: il suo è il primo nome ad essere uscito all’avvio del “totoministri”. Inizialmente è stato dato per certo all’Istruzione, ma dopo le vigorose proteste del mondo della scuola (sue dichiarazioni lo hanno schierato, e come potrebbe essere diversamente, a favore del finanziamento delle scuole private) , è infine approdato in un ministero non di poco conto come quello della Cultura. Ruolo di prestigio, e settore piuttosto maltrattato dal governo Berlusconi, Ornaghi non potrà fare peggio dei suoi recenti predecessori, ma bisognerà vedere quale sarà la sua posizione rispetto alle privatizzazioni di alcuni beni e istituti culturali che potrebbero essere uno dei “tesoretti” da sfruttare per ripagare il debito pubblico. Lo sponsor del rettore, considerato un vero e proprio militante cattolico, va ovviamente ricercato nella rinascente Balena bianca. ESTERI – GIULIO TERZI DI SANT’AGATA Come sempre accade, e tanto più nel governo “responsabile” per eccellenza, alla Farnesina va una persona di comprovata fiducia ed esperienza, un uomo delle istituzioni, e appoggiato da tutte le principali forze parlamentari. E’ il ritratto perfetto di Giulio Terzi Sant’Agata, ambasciatore italiano negli Stati uniti. Sessantasei anni, Terzi dopo essersi laureato alla Statale di Milano, ha fatto tutta la sua carriera alla Farnesina, a 29 anni era primo segretario all’Ambasciata di Parigi. E’ stato rappresentante politico alla Nato durante la fine della guerra fredda e la riunificazione della Germania. Prima di diventare ambasciatore, ha guidato l’amabasciata italiana in israele e ha guidato l’Italia nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, occupandosi molto da vicino di Afghanistan.

DIFESA – GIANPAOLO DI PAOLA Ecco un altro uomo delle istituzioni nel governo dei responsabili, anche lui in arrivo da un ruolo a stretto contatto con gli Stati uniti: l’ammiraglio di Paola ricopriva fino a ieri la carica di presidente del comitato militare della Nato, massimo organo collegiale dell’Alleanza e ha dunque seguito da vicino, da molto vicino, la guerra in Libia. Di Paola, considerato uomo di specchiata moralità, è figlio d’arte e la sua vita di studio e di lavoro si è svolta interamente in ambito militare. Sull’ Afghanistan ha sempre sostenuto che non è questo il momento di andarsene, perché lo sforzo vero della comunità internazionale è cominciato solo da pochi anni, e che i militari potranno lasciare il paese (anche se non completamente) nel 2014.

AMBIENTE – CORRADO CLINI Dalle stanze dei bottoni del ministero che andrà a dirigere,sbuca anche Corrado Clini, direttore generale dal 1990 ovvero praticamente da sempre (il ministero è nato nell’86), sotto tutti i governi, ma considerato vicino ad An e “prima” ai Socialisti. Clini, almeno, “è competente, il ministero va in buone mani”, ha detto Legambiente. Che sappia come funziona il ministero non vi è dubbio, ma che tipo è? Lo si ricorda per alcune vicende non proprio specchiatissime, ad esempio la querelle che scoppiò sul progetto italo-kenyota per la rimozione della grande discarica di Korogocho, in cui ebbe un ruolo di mero certificatore, come a dire che sembrava non voler mettere il naso in affari troppo “complicati”. Anche lui, come Profumo, aveva di recente ricevuto una nomina dall’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, a presidente del Consorzio per l’area Scientifica e Tecnologica di Trieste. AGRICOLTURA – MARIO CATANIA Anche Catania sbuca dalle porte del ministero che andrà a dirigere. Laureato in Giurisprudenza prende servizio al ministero per le politiche agricole e forestali nel lontano 1978. Scala tutti i vertici interni fino ad arrivare a ricoprire, ultimo incarico, il ruolo di Capo dipartimento delle Politiche europee e internazionali. In questo ambito ha cercato di mediare con Bruxelles affinchè la politica agricola comunitaria fosse applicata a “dosi”, con un atteggiamento un po’ protezionista. Chissà cosa ne pensa Monti. Ministri senza portafoglio

POLITICHE EUROPEE – ENZO MOAVERO MILANESI A vederlo, con quel viso molto particolare, quasi aristocratico, si direbbe che Moavero Milanesi sia estraneo agli ambienti politici, o comunque una delle “facce nuove” volute da Monti. E’ proprio il contrario. Moavero Milanesi, tra i 16 ministri montiani, è quello con più lungo corso sulla strada degli incarichi politici e di governo. Avvocato, esperto di diritto comunitario, ha già lavorato con Amato nel ’92 occupandosi di risanamento dei debiti pubblici, nel ’94 è stato sottosegretario agli Affari europei, ma la sua più lunga collaborazione è proprio con Mario Monti, di cui è stato capo di gabinetto dal ’95 al 2000 quando Super Mario è stato commissario Europeo.

SPORT E TURISMO – PIERO GNUDI Il suo currculum lo piazzerebbe bene in un dicastero di maggior peso, soprattutto per un governo che deve applicare i diktat della Bce. Gnudi, infatti, di professione è commercialista (e il governo Berlusconi un commercialista lo avea piazato all’Economia),ma a parte questo – ha ancora uno studio a Bologna, città dove è nato 73 anni fa – Gnudi è un esperto di privatizzazioni. Ha fatto parte del Consiglio di amministrazione dell’Iri, e vi ricopriva l’incarico di soprintendente alle privatizzazioni, nel ’99 è diventato rpesidnete e ad e nel 2002 ha fatto parte del Comitato dei liquidatori. Questa parte della sua storia e la sua città natale, fanno intendere che conosca bene Romano Prodi. Gnudi è membro del direttivo di Confindustria ed è consigliere di amministrazione di unicredito italiano. Fino a ieri era presidente del consiglio di amministrazione dell’Enel.

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE – ANDREA RICCARDI Che sia un tecnico non vi è dubbio, ma è anche qualcosa di più. Perché Andrea Riccardi è il fondatore della Comunità di Sant’Egidio da sempre in prima linea nel dialogo intereligioso anche in zone di conflitto, e organizzazione esperta in mediazione. A Roma sono una vera potenza, si occupano non solo di persone povere, ma hanno sempre cercato di tenere anche una linea politica – moderata, ma di questi tempi avanzatissima – sui diritti degli stranieri e dei rom. E’ dai tempi del precedente governo Prodi, da cui inizialmente venivano molto ascoltati, che la Comunità di Sant’Egidio si batte anche in ambito istituzionale affinché venga approvata una riforma della cittadinanza, che riconosca questo essenziale diritto ai bambini stranieri nati in Italia. Non se ne fece nulla. Difficile che possa farlo un governo tecnico, ma Monti sul profilo del suo esecutivo in questi giorni ha fatto capire di avere qualche ambizione. Fosse la volta buona. Ovvio che Riccardi è stato chiamato per occuparsi di altro. E non è detto che, a proposito dell’ambito di cui si dovrà occupare, che qualcuno prima o poi non gridi al conflitto di interessi.

RAPPORTI CON IL PARLAMENTO – DINO PIERO GIARDA Docente di Economia all’università del Sacro Cuore – dove si è anche laureato per specializzarsi poi a Pinceton e Harvard – Piero Giarda è un tecnico per modo di dire, visto che ha già ricoperto incarichi di governo. E’ stato l’unico a passare indenne attraverso la XIII legislatura, che tutti ricordano come la prima, e tormentatissima, di centrosinistra: governo Prodi, poi governo D’Alema I e II, poi governo Amato. Giarda è sempre rimasto al suo posto: sottosegretario al ministero del Tesoro. COESIONE TERRITORIALE – FABRIZIO BARCA Tecnico, tecnicissimo, con un curriculum lungo così, Fabrizio Barca, economista, docente universitario è stato dirigente nel Servizio Studi della Banca d’Italia, Capo del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione e Presidente del Comitato politiche territoriali dell’Ocse. Autore di numerosi saggi e analisi, nel 2009 ha presentato in Europa il “Rapporto Barca”, in cui si proponeva una riforma della politica di coesione in ambito europeo che ha avuto successo di pubblico e critica, anche se finora non se ne è fatto nulla. La sua storia personale racconta che è figlio di Luciano Barca, partigiano, deputato nelle fila del Pci, che fu anche direttore dell’Unità. (a cura di Cinzia Gubbini)

17 novembre 2011 at 12:24 Lascia un commento

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É ora di riprenderci i nostri spazi pubblici per discutere sul nostro futuro tutti e tutte insieme.
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Creazione di spazi di incontro, dibattito e riflessione.
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ll capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ... (di classe) :-))

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