I COBAS sostengono il 15 ottobre: “la crisi va pagata da chi l’ha provocata”

15 settembre 2011 at 14:56 Lascia un commento

1) Lo sviluppo degli eventi nell’ultima settimana ha dimostrato la giustezza della posizione assunta dai COBAS a proposito dello sciopero generale convocato dalla Cgil per il 6 settembre. Malgrado le intenzioni di una parte dei lavoratori/trici che hanno scioperato di usare quella giornata per far partire una lotta decisa e dirompente contro la criminale gestione della crisi in Italia e in Europa dei poteri economici e politici, la giornata del 6 non ha affatto raggiunto tale obiettivo. La scelta della data, ad arte affrettatissima e improvvisata da parte dei promotori, con scuole e Università di fatto chiuse, uffici pubblici ancora non in piena operatività, fabbriche appena riaperte, e l’assenza di ogni preparazione minimamente adeguata, non potevano non partorire una partecipazione modesta allo sciopero e ancora più evidente alle manifestazioni, con poche eccezioni in alcune città dove la presenza della Cgil è ancora significativa. Ma soprattutto la piattaforma – tutta centrata sulla applicazione di quell’ignobile accordo del 28 giugno tra Cgil, Confindustria, Cisl e Uil, che ha spianato la strada alla manovra e all’art.8 della manovra che assegna a Cgil, Cisl, Uil il diritto di decidere unilateralmente persino sul licenziamento dei lavoratori/trici – non poteva che deprimere la mobilitazione e la protesta. E a riprova delle vere intenzioni della Cgil, è giunta a caldo la dichiarazione della segretaria generale Camusso, che ha giudicato “raggiunto l’obiettivo dello sciopero”, perché la Cisl avrebbe accettato di “sterilizzare” l’art.8 della manovra, e cioè di riconfermare il potere sovrano della Triplice persino sul licenziamento dei lavoratori/trici. Non è un caso dunque che anche l’effetto mediatico dello sciopero, per quanto ben si conoscano gli orientamenti generali dei massmedia, sia stato pressoché irrilevante persino su quella stampa e TV che da sempre spalleggiano e coprono l’attività concertativa della Cgil. Anche i mezzi di informazione più vicini a Cgil e PD non hanno potuto nascondere la strumentalità e inconsistenza della protesta, da cui non è scaturito alcun percorso di reale conflitto, ma anzi la smobilitazione teorizzata dalla Cgil nel suo susseguente Direttivo, che non ha previsto, alcuna azione di lotta incisiva contro la manovra fino a dicembre: nonché il clima dimesso, e per nulla davvero indignato e combattivo, dei comizi e delle gestioni dei cortei Cgil. E nulla ha cambiato, né poteva, la partecipazione allo sciopero di alcune organizzazioni del sindacalismo conflittuali, risultate ininfluenti dal punto di vista quantitativa e qualitativo nel tentativo di cambiare i temi, gli obiettivi e la rilevanza della giornata.

2) Particolarmente significativo il fatto che ben altro risalto anche su tutti i mass-media abbia avuto la forte, decisa e intransigente azione di protesta effettuata al Senato, alla Camera, a Palazzo Grazioli e per le vie di Roma il 7 settembre, al momento della approvazione della manovra al Senato, da parte di quella importante alleanza sociale, sindacale e politica che è Roma Bene Comune. Non aver accettato i soliti rituali di protesta fittizia e simbolica, aver manifestato apertamente tutta la rabbia, l’indignazione e la vera conflittualità che tanti lavoratori/trici, studenti, pensionati, giovani senza lavoro e cittadini disgustati provano (anche se per il momento delegando i momenti alti della protesta ad una minoranza), ha avuto una importanza, una visibilità e un risalto ben maggiore di uno sciopero che pure aveva coinvolto ben più gente di quella scesa in piazza a protestare a Roma contro la manovra: ed ha inviato un segnale forte ed esemplificativo a decine di milioni di italiani/e tramite le primissime notizie dei telegiornali e della carta stampata.

E’ evidente che non si può convenire sulla estrema gravità di quello che sta succedendo in Italia e in Europa e poi rispondere con stanchi, esangui e strumentali rituali che servono più ad addormentare che a risvegliare una vera protesta e una vera conflittualità. Di questo dovremo tenere conto nei prossimi giorni, a partire dalle proteste di piazza a Roma contro l’approvazione della manovra alla Camera, passando per l’estensione in tutta Italia delle “piazze indignate” (e incazzate, sul serio) possibilmente in vicinanza delle prefetture o di altri luoghi rappresentativi del potere politico ed economico, per arrivare il 15 ottobre a portare in piazza a Roma, nel quadro della giornata contro la crisi e l’austerità promossa in tutta Europa da chi è convinto che “la crisi va pagata da chi l’ha provocata”, una marea di protesta, di rabbia e di indignazione popolare. Per questo scopo, dobbiamo costruire in itinere una vasta alleanza che metta insieme in Italia la vera opposizione sociale già manifestatasi e quella possibile, dai salariati ai pensionati, dagli studenti ai giovani senza lavoro, dai difensori dei beni comuni (acqua, energia, scuola, salute, casa, trasporti in primis) a chi lotta contro le distruttive Grandi Opere.

3) Nel quadro della mobilitazione contro la manovra e la crisi, l’EN ribadisce che tale protesta, oltre a dover essere sempre più incisiva e cercare di divenire davvero di massa, non ha, per così dire, date di scadenza e proseguirà in forme e modalità differenziate. L’attacco ai settori popolari e agli strati sociali più deboli ed indifesi si protrarrà nel tempo e a lungo. Dopo la fiducia parlamentare su questa manovra, già si annuncia una ulteriore macelleria sociale, incentrata sulle pensioni, con l’intenzione di abolire quelle di anzianità, innalzando ulteriormente l’età pensionabile fino a 70 anni. Dunque, “a manovra permanente lotta permanente” deve essere il nostro orientamento, al di là dei tempi di approvazione parlamentare di questa fase della manovra. In tal senso, oltre a vedere la giornata del 15 ottobre come un punto cruciale di potenziamento delle proteste in Italia in Europa e non come un punto di arrivo, invitiamo tutta l’organizzazione a lavorare nelle varie sedi per costruire luoghi unitari di discussione e di lavoro per il 15 che puntino a durare e a divenire stabili, un po’ sul modello di Roma Bene Comune e analoghe aggregazioni che si vanno determinando in questi giorni in numerose città. E nel contempo, l’EN ricorda che un importantissimo appuntamento a livello europeo, la protesta contro il G20 che verrà effettuata tra il 1 e il 4 novembre a Nizza-Cannes, coinvolgerà la nuova struttura unitaria costituita a partire da Genova 2011 – le cui giornate di lotta e di discussione abbiamo valutato estremamente positive per il rilancio dell’altermondialismo italiano, così come il contributo Cobas ad esse -, la Rete Italiana del FSM che cercherà di organizzare al meglio la partecipazione unitaria italiana all’anti-G20 in Francia.

4) L’EN ribadisce il sostegno incondizionato alla lotta no-TAV e, di fronte ai recenti arresti di militanti e alle pesanti minacce che vengono dal Ministero Interni alle popolazioni della Val di Susa, anche l’impegno dei Cobas a dare non solo sostegno quotidiano locale alle iniziative, come da sempre fanno le nostre strutture piemontesi, ma anche a mobilitare l’organizzazione a livello nazionale in ogni circostanza in cui dalla Val di Susa ci giungeranno allarmi e richieste in tal senso.

5) Analogo sostegno l’EN riconferma al Movimento in difesa dei beni comuni, alle strutture che hanno vittoriosamente fatto trionfare il referendum per l’acqua pubblica e per l’energia pulita che il governo sta cercando di annullare riproponendo pari pari la privatizzazione dei servizi pubblici e dei beni comuni locali, infischiandosene del voto della maggioranza degli italiani. I Cobas parteciperanno a tutte le iniziative di protesta stabilite in merito, tra le quali l’annunciata manifestazione nazionale a Porto Tolle (Rovigo) in ottobre, contro la decisione Enel di procedere contro la volontà popolare alla realizzazione di una mega-centrale a carbone.

6) L’EN invita tutte le sedi ad inviare una delegazione in occasione del processo a Nicola Giua che si svolgerà a Roma (P.le Clodio ore 10) il 30 settembre. Nicola, allora in sciopero della fame per conto di tutta la Confederazione per i diritti sindacali, incatenatosi a Palazzo Chigi, venne picchiato, con pesanti conseguenze fisiche, da alcuni poliziotti che cercavano di tagliare le catene. Incredibilmente proprio il poliziotto che più si accanì contro Nicola è oggi il suo accusatore di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale (lui stesso).

L’Esecutivo Nazionale della Confederazione COBAS

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