Demonizzazione del “fly-in”: la strategia israeliana in azione di Les Levidow

4 agosto 2011 at 08:27 Lascia un commento

 

La campagna “Benvenut@ in Palestina” voleva sfidare il blocco imposto da Israele alle visite dall’estero alla Palestina. Queste sono state effettivamente bloccate. Si riesce solo ad entrare facendosi passare come turisti o come pellegrin@ cristian@. Anche i detenut@ hanno il diritto di ricevere visite ma la prigione israeliana conosciuta come Cisgiordania impedisce le visite delle persone a favore della Palestina. Per sfidare queste restrizioni, parecchie centinaia di attivist@ hanno deciso di arrivare all’aeroporto Ben Gurion l’8 luglio per una settimana di iniziative. Nel programma pubblicamente presentato era stata dichiarata la nostra intenzione di visitare Betlemme e di essere ospitat@ dal centro culturale Al-Rowwad. L’iniziativa si chiamava “fly-in”. Alcuni media l’hanno chiamata flytilla, in analogia alla freedom flotilla che era stata contemporaneamente bloccata dalla Grecia, nonostante il programma fosse stato organizzato parecchi mesi prima. Quasi tutt@ siamo stati bloccat@ nel nostro intento di raggiungere la Palestina e questo ha determinato molta presenza nei media sia in Israele che in Europa, uno degli obiettivi della iniziativa stessa come ha affermato Mazin Qumsiyeh: I locali organizzatori della campagna “Benvenut@ in Palestina”, seppure denunciando il continuo isolamento dalla comunità internazionale, sono soddisfatti del fatto che questo episodio e la reazione brutale di Israele abbiano rimosso il mito della “democrazia israeliana” Hooligans bloccati? Poco prima dell’8 di luglio, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ci ha denunciati come “provocatori” che avevano come obiettivo la creazione di problemi e danni criminali. “I nostri servizi di sicurezza affermano che queste persone vogliono causare scontri” aveva affermato. Ha personalmente ispezionato le celle dove saremmo stat@ detenut@ . Il ministro della sicurezza interna Yitzhak Aharomowitz aveva avvisato ‘Impediremo a questi hooligans di entrare nel paese.’ Interventi preventivi. Israele ha inviato alle compagnie aeree una lista di persone che dovevano essere fermate, persone che hanno ricevuto il giorno prima del volo un messaggio in cui si comunicava che non avrebbero potuto volare da Parigi, Bruxelles, Francoforte e Ginevra. L’8 luglio proteste in questi aeroporti furono filmate e caricate in youtube http://www.youtube.com/watch?v=t4IFBVMWLLk con il titolo “checkpoint israeliani”. Un portavoce della fly-in affermò: l’aeroporto “Charles de Grulle” è occupato da Israele Il governo israeliano ha enfatizzato la sua influenza politica in Europa. Commentando alla stampa il ministro degli esteri Danny Ayalon ha detto che gli sforzi diplomatici hanno determinato la collaborazione delle linee aeree nell’impedire la partenza degli/delle attivist@. Questa tesi fu negata dalle compagnie. “Il fatto che abbiamo impedito a queste persone di salire sugli aerei non significa che appoggiamo lo stato di Israele contro queste persone o il contrario.” Secondo la Lufthansa, la loro azione era legalmente forzata visto che sono obbligate e fermare qualsiasi persona “ il cui ingresso sia rifiutato dal paese di destinazione, come in questo caso” Noi abbiamo saputo del blocco a livello europeo il giorno prima della partenza e siamo arrivati prima all’aeroporto di Luton a Londra per evitare problemi. Fortunatamente siamo saliti sul nostro volo easyjet (ad eccezione di un attivista molto noto che aveva rilasciato una intervista in una radio israeliana). Alcuni di noi, mentre raggiungevamo l’area passeggeri sono stati bloccati da un agente britannico, probabilmente dell’MI5, la polizia politica, che ha chiesto di verificare la carta d’imbarco, apparentemente per identificare tutt@ quell@ sul volo per Tel Aviv . Ha poi chiesto dove esattamente stavamo andando e se avessimo organizzato una manifestazione. Quando una attivista ha risposto di no, è stata accusata di mentire. L’aeroporto di Luton era diventato un checkpoint israeliano, organizzandosi secondo gli schemi della paranoia e delle menzogne del governo israeliano. Arivat@ all’aeroporto di Ben Gurion , quando abbiamo detto che avevamo intenzione di andare a Betlemme 14 di noi sono sta@ detenut@. (uno dei partecipanti britannici aveva passato il controllo, ma avvisato via telefono del nostro arresto, cercò di protestare e fu quindi arrestato e detenuto insieme a noi) Delegat@ arrivat@ prima da altri paesi hanno avuto una esperienza simile e solo alcun@ di loro sono stat@ interrogati. Tutt@ abbiamo dichiarato la nostra destinazione per sfidare il blocco nonostante il governo ci accusi di sotterfugi. Un ufficiale ha dichiarato alla stampa che “molti degli attivisti erano stati identificati e interrogati facendo intendere di aver avuto un gran lavoro di identificazione” Il primo ministro ha dichiarato: “Abbiamo fermato la fly-in contro lo stato di Israele. Israele continuerà a bloccare provocazioni e tentativi di passare attraverso i nostri confini attraverso terra, mare e cielo” Un linguaggio così eccessivo per fermare persone che chiedono di entrare normalmente in un paese. Se visitare la Palestina è contro lo stato di Israele che tipo di stato è questo? Mentre aspettavamo di essere trasferit@ dall’aeroporto alla prigione, almeno 60 di noi erano stipati in un ufficio della polizia di frontiera con agenti impreparati a relazionarsi a noi, persino imbarazzati per la nostra detenzione. Dopo un paio d’ore 21 soldati hanno fatto irruzione nell’ufficio, hanno preso alcun@ attivist@ e li hanno portati ad un veicolo della polizia, ammanettati. La polizia ci filmava, sperando probabilmente in una reazione violenta da mostrare alla stampa, mentre noi semplicemente stavamo unit@ per proteggerci. Non potevamo sembrare hooligans, specialmente per la composizione del nostro gruppo: donne per la maggior parte e almeno un terzo maggiore di 50 anni. Senza opporre resistenza il resto del gruppo ha camminato fino al veicolo della polizia che ci ha condotto alla prigione Givon vicino a Ramle, dove un’ala era stata destinata a noi, uomini e donne. Questa prigione viene usata per detenere persone classificate “migranti illegali” Ritorno dalla prigione all’aeroporto di Luton il 12 luglio. Le donne avevano scritto sulla loro t-shirt “Prigioniere della democrazia israeliana”. Non abbiamo ricevuto una spiegazione ufficiale circa la nostra detenzione. Secondo una informazione di seconda mano data al consolato britannico non siamo mai entrat@ in Israele e eravamo “in transito” nonostante fossimo stt@ dtenut@ a 30 Km dall’aeroporto. Nonostante Israele abbia leggi e diritti per i migranti illegali “ Voi siete in un’altra dimensione” ci disse il capo della pigione al nosto arrivo. In risposta al blocco la campagna “Benvenut@ in Palestina” ha dichiarato “ Più di 120 internationali che hanno cercato di visitare la Palestina sono illegalmente detenut@, rapit@, in due centri di detenzione in Ramle e in Beer Al-Saba’ (Beersheva).’ Demonizzazione di attivist@ Arabi e Europei Dopo la nostra detenzione le autorità israeliane hanno cercato di mostrare che la campagna “fly-in” aveva rappresentato una minaccia violenta. Ecco come ….. Il giorno dopo il nostro arrivo in prigione, un paio di agenti di confine, si presentarono con una offerta. Inizialmente a me “ Per ragioni umanitarie puoi andare a Betlemme firmando un documento in cui prometti di non recarti in nessun’ luogo in cui ci sia un conflitto con l’esercito.” Io ho chiesto “Non potrebbe essere qualsiasi posto un luogo di conflitto?” e loro hanno chiarito che la restrizione riguardava luoghi come Bilin, Silwan, Jayous, etc. e punti sensibili vicino ala muro dell’Apartheid. L’offerta era valida per i prigionieri che avessero più di 55 anni. Dopo una discussione decidemmo di accettare l’offerta se fosse stata per tutt@ senza distinzione di età. La proposta fu consensuata tra tutt@ e presentata alla polizia che non diede risposte verbali. Perchè il limite di età della proposta israeliana? L’essere giovane era stato usato per definire i “pericolosi”. Nel nostro gruppo i giovani francesi e belgi (30-50 anni) erano soprattutto di origine nord Africana e araba, mentre solo uno dei più grandi lo era. La polizia voleva usare la proposta con un obiettivo politico: in questo modo gli appartenenti al gruppo arabo europeo sarebbero stati isolate e stigmatizzati. Israele sempre più usa la giovinezza come un simbolo di pericolo (nel 2009 si decise che solo i minori di 15 anni e maggiori di 50 potessero pregare nella moschea Al Aqsa durante il Ramadhan è per le settimane successive) Continuarono a ripeterci l’offerta. Veniva reiterata individualmente molte volte nei 4 giorni di detenzione. E fu ripetuta a 8 di noi quando ci riportarono a Ben Gurion martedi 12 luglio. Un’ora prima del volo per Londra, ci dissero con aria canzonatoria‘ Possiamo riportarvi a Gerusalemme questa sera” Ecco lo scambio di battute: D: Perchè questa offerta solo per i maggiori di età? R: L’offerta era per te. D: Perchè per me solo? R: Perchè sappiamo che non sei violento. D: Perchè non avete accettato che fossero tutti i prigionieri a beneficiare dell’offerta? R: Perchè abbiamo informazioni sugli altri. D: Che informazioni? R: Coinvolgimento nel terrorismo Quindi il pericolo originale era stato elevato. Da provocatori e hooligans eravamo passati a terroristi. Un sito sionista aveva provato un’altra tattica di demonizzazione dicendo che alcuni membri della campagna filtravano con gruppi fascisti appoggiando Hamas o Hizbollah attraverso la presenza nel gruppo Palestine Solidarity Campaign. La non violenza è un principio centrale della nostra campagna. Come pacifist@ e attivist@ internazionali, abbiamo lavorato spesso in Palestina per proteggere le case o gli uliveti. A volte la presenza di internazionali aiuta a diminuire le attività terroristiche dell’IDF e dei coloni. Quindi come poteva Israele etichettare i partecipanti come hooligans o terroristi? Come nel colonialismo europeo i sionisti hanno generalmente proiettato le loro attività terroristiche sui soggetti colonizzati, per poter definire i loro crimini come legittima difesa contro il “terrorismo” Sfortunatamente questa strategia ha avuto una risposta ideologica nella legislazione europea che ha identificato con terrorismo qualsiasi forma di resistenza all’oppressione o persino qualsiasi solidarietà anche solo verbale. Ai sensi del diritto comunitario, un vagamente definito ‘terrorismo’ comprende i reati commessi con l’obiettivo di ‘costringere indebitamente i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto’, in qualsiasi parte del mondo. Su questa base, l’UE ha definito terrorista una lista di organizzazioni (per esempio, Hamas) e azioni sono autorizzate contro chiunque sia associato con ‘terrorismo’, ed è questo un mezzo per scoraggiare la solidarietà europea con la resistenza contro l’oppressione all’estero. In particolare, i conti bancari in Europa possono essere negati o congelati, semplicemente per motivi di sospetto. Questo è accaduto per esempio a Viva Palestina, anche se alla fine ha trovato una banca alternativa. Una organizzazione di carità musulmana che forniva aiuti alla Palestina è stata bloccata da tre inchieste sui legami con il terrorismo, senza alcuna prova credibile. Al contrario l’Unione europea non usa la stessa legislazione per gli altri. Per esempio, il presidente Sarkozy sta sponsorizzando una conferenza a settembre 2011 sulle vittime del terrorismo. Gli organizzatori enfatizzano gli attacchi contro Israele, ma tacciono sugli attacchi contro i palestinesi. In questo modo, il sistema politico-giuridico dell’UE incoraggia Israele e i suoi crimini di guerra come legittima difesa di una vittima innocente. Quando la Polizia di frontiera ha cercato di isolare arabo-europei dagli altri delegati europei, tentava di muoversi nella visione ‘antiterrorista’ dell’Unione europea Il fly-in europeo è diventato un altro obiettivo del sistema di apartheid razzista di Israele, in particolare rispetto alla demonizzazione di forme di resistenza. In futuro saremo esposti più sistematicamente alla relazione tra l’UE e Israele nel proteggere l’occupazione della Palestina contro la solidarietà internazionale. Quale il modo migliore per anticipare e sfidare queste responsabilità?

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2 agosto 2011: ci hanno mandato via da Porta del Sol ma il movimento ha mostrato per tutto il giorno e la notte la sua forza per le strade e le piazze di madrid. Questo movimento non può essere blindato!!! Da puerta del Sol occupata dalla polizia il movimento si sposta nelle strade di Madrid. 2 agosto 2011

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