Intervento di Árni Daníel Júlíusson (Attac Islanda) alla Conferenza internazionale del 31 maggio 2011 a Bruxelles

16 giugno 2011 at 12:09 1 commento

Due anni fa l’Islanda ha eletto un nuovo parlamento, risultato della rivolta popolare. La rivolta fu una democratica e spontanea reazione al crollo delle banche e alla bancarotta del paese.
In quel momento sembrava destinato ad essere un incidente isolato, un raro incidente nella storia d’Islanda e una parentesi unica in Europa.
Ma gli eventi da allora hanno dimostrato che il movimento islandese era precursore, il primo manifestarsi di quello che oggi è diventato un movimento democratico internazionale rivoluzionario di gente comune contro il potere delle oligarchie finanziarie, rappresentate dal Fondo Monetario Internazionale, dall’Unione Europea, e contro l’impero rappresentato soprattutto dal potere militare e politico degli Stati Uniti.
Molti temi presenti nel movimento islandese sono riemersi sia nelle rivoluzioni arabe che nel movimento spagnolo. Prima di tutto la domanda di maggiore democrazia e di abbattimento delle dittature, e in Spagna la domanda per una riorganizzazione democratica dovuta a una insoddisfazione enorme rispetto al sistema partitico attuale. Questo sistema è vissuto come antidemocratico, statico, incapace di offrire risposte, e completamente superato.
Il tipo di critica è molto simile a quella islandese visto che, il sistema politico e soprattutto i partiti politici hanno dimostrato di essere incapaci di rispondere alle domande della popolazione e incapaci di affrontare le sfide della nuova situazione mondiale.
Risulta che i partiti politici hanno perso la loro autorevolezza e il sostegno popolare come mostra il livello alto di astensione nei sondaggi e il successo di un partito jolly nelle elezioni municipali della capitale Reykjavík.
Un simile caduta di credibilità ha coinvolto anche i mezzi di informazione, che non fossero in internet e una frattura si è aperta tra l’esperienza quotidiana della gente comune e la visione del mondo propagata dai media.
La differenza tra le rivolte arabe e quelle europee è minore di quel che appare, nonostante l’enorme differenza dei livelli di violenza e l’esistenza più o meno lunga di democrazia formale nei paesi europei. Che i paesi europei siano democratici si è dimostrato essere un mito, visto che il potere politico in questi paesi ha mostrato di essere completamente schiavo dal potere del capitale internazionale e dei mercati finanziari.
Non sembra esserci alcun desiderio, interesse o spazio per il tipo di politiche economiche che in altri tempi e luoghi hanno offerto speranze a società travolte da crisi, crolli finanziari e speculazione.
L’unica possibilità vista dalla gente colpita dalla crisi è stata quella di dar vita a movimenti popolari che chiedono referendum sui problemi scottanti come il problema Iceasave in Islanda. Che ci siano riusciti è davvero positivo, ma una soluzione più coerente e costruttiva all’attuale crisi del sistema politico e amministrativo d’Islanda e l’Europa deve essere cercato e trovato.
Non c’è stata la volontà di imparare dall’esperienza di paesi come Argentina e Malesia e di altri che hanno rifiutato i consigli dei Fondo Monetario Internazionale (FMI) per gli enormi errori che questa istituzione ha fatto nella crisi russa e asiatica del 1997, e nella crisi argentina finanziaria 2001-2003. Il FMI in collaborazione con l’UE ciecamente ordina tagli in un paese dopo l’altro, portando ad un approfondimento e prolungamento della crisi dovunque questo rimedio si applichi. Questo vale anche per l’Islanda, dove i tagli della spesa pubblica facevano parte della risposta del FMI al collasso finanziario.

Interazione fra attivisti e amministrazione

Dopo le elezioni del Parlamento nell’aprile 2009 un governo dei partiti tradizionali di sinistra ha preso il potere. Il rapporto tra il movimento dell’Islanda rivoluzionaria e questo governo tra l’inizio di ottobre 2008 e il gennaio 2009 è stato di estremo interesse. Un certo numero di leader hanno partecipato al movimento, alcuni dei quali eletti nel Parlamento nell’aprile del 2009, come Lilja Mósesdóttir. Altri erano attivi anche se non eletti
L’economista neoliberale Þorvaldur Gylfason, che in qualche modo è stato il portavoce di un’ala significativa del movimento rivoluzionario, è ora a capo dell’assemblea costituzionale, che è il risultato dell’incontro tra il governo e una delle domande centrali del movimento popolare contro le conseguenze del crollo finanziario: la riscrittura della costituzione islandese
Lo scrittore Einar Már Guðmundsson, il cui discorso in Austurvöllur conquistò l’opposizione contro il vecchio governo neoliberale dell’ottobre/novembre 2008 fa parte di Attac Islanda dall’inizio del 2009, organizzazione costituitasi conseguentemente allo scontro tra il movimento popolare e la rappresentazione del potere finanziario internazionale, il FMI
Il governo di “sinistra” che conquistò il potere nell’aprile del 2009 non ha ascoltato il movimento popolare per una democrazia anti-neoliberale è ha fallito nel cooperare con questo è nell’offrire risposte. Il movimento ha a volte, e su alcuni contenuti, ricevuto il sostegno di politici e di media di destra, che spingevano per un cambio da “sinistra”, a “destra” .
Questo è successo con la richiesta di entrare nell’Unione Euopea e anche per la proposta del governo di sinistra che dovessero essere i cittadini e le cittadine a pagare attraverso le tasse il debito pubblico, debito che era il risultato di irresponsabili progetti finanziari in Gran Bretagna e Olanda delle banche islandesi di recente privatizzazione.
Visto che un governo di destra non avrebbe avuto alcuna credibilità per il ruolo giocato dal partito di destra nell’appoggio delle politiche neoliberali, questo ha di fatto dato al movimento la leadership dell’opposizione

Le politiche disastrose del governo “di sinistra” islandese.

Il governo di sinistra in Islanda ha fallito completamente nel risolvere i problemi pratici di una larga parte della popolazione che pagava il crollo finanziario a causa dell’aumento degli interessi nel pagare le ipoteche. Questi aumenti furono il risultato del crollo della moneta, il cui valore si riduceva alla metà mentre i prestiti ottenuti in valuta estera raddoppiavano nel valore e l’inflazione galoppante.
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Ciò ha più volte provocato un’esplosione di frustrazione, con le manifestazioni contro la classe politica fuori dal parlamento, con lancio di uova e pomodori e grandi manifestazioni come quella di Austurvöllur nell’autunno del 2010. Questa frustrazione non è diminuita.
Il governo “di sinistra” non ha offerto qualsiasi tipo di soluzione al problema della disoccupazione, una situazione fino ad ora in gran parte sconosciuti in Islanda. Ha pedissequamente aderito al programma di austerità proposto dal FMI, e quindi la crisi è stata lunga e senza soluzioni prevedibili. Ha continuamente rifiutato anche solo di guardare alle soluzioni proposte da Lilja Mósesdóttir e altre/i parlamentari di vari partiti, soluzioni basate sull’esperienza argentina e di altri paesi che hanno superato simili situazioni.

Il governo ha svolto un ruolo fondamentale nel riorganizzare le banche crollate nel 2008 utilizzando esattamente gli stessi principi neoliberisti che si sono rivelato disastrosi. Non c’è da meravigliarsi se la popolazione ha manifestato insoddisfazione per questo stato di cose in qualsiasi modo possibile, ovunque. Il problema di base è l’assenza di chiarezza e di alternative studiate dal governo e dalle amministrazioni e la loro aderenza a idee ormai datate di politica economica. La sommossa islandese democratica non è affatto finita, è continuata molto più a lungo di chiunque attivo/a all’interno delle sue organizzazioni e delle reti potesse immaginare. Ha realizzato una decisiva vittoria marzo 2011 con il rifiuto finale dell’affare Icesave.

«La rivoluzione islandese?”

Attac Islanda durante l’inverno è stata sottoposta ad una pioggia di domande sulla possibilità che ciò che avviene o è avvenuto in Spagna, Portogallo, Francia potesse essere visto come una “rivoluzione islandese” contro il neoliberismo. L’ispirazione all’Islanda è molto visibile nel movimento spagnolo, e Attac e l’Islanda sono fieri di aver ispirato persone rispetto alla possibilità di combattere le politiche neoliberiste.
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Tuttavia, Attac l’Islanda è riluttante nel concordare sul fatto che vi sia stata una rivoluzione islandese. Vi è stata una caduta di governo, ma a differenza della Tunisia o Egitto, non c’è stata la vittoria, nel senso che una dittatura o un sistema oppressivo sia caduto. L’ordine neoliberale è a brandelli, ma i neoliberisti sono completamente al potere, governano sulle rovine, sia in Islanda ed in Europa, in un modo quasi incredibile, nel tentativo di ricostruire ciò che non si può ricostruire, attaccando con tagli in ogni tipo di servizi. Il potere della Shock Doctrine è veramente grande.

Il movimento democratico in Islanda ci ha provato ma finora non è riuscito a trovare una soluzione al problema della valida alternativa al sistema attuale. Ci sono state molte proposte di soluzione: un governo di emergenza, la dissoluzione dei 4 partiti politici prevalenti, la trasformazione radicale della forma partito, e molte altre idee che sono emerse e vengono discusse. Questo è ormai diventata un dibattito a livello europeo.
Come possono i sistemi politici democratici, nazionali di ogni paese ad essere rivitalizzati ? Come rendere possibile che i sistemi paesi non siano controllati dalle oligarchie finanziarie e ci sia spazio per possibili interventi?
L’unica soluzione al momento sembra essere un cambio radicale, democratico, dove il potere dittatoriale delle istituzioni finanziarie venga abolito, l’ideologia che sostiene questo potere screditata e il potere decisionale si trasferisca nelle mani delle persone a cui appartiene, istituzioni democratiche e movimenti della gente comune.

Asfissia della società da mercati finanziari, le privatizzazioni, ecc

I migliori sforzi delle persone elette nell’ assemblea costituente in Islanda per la creazione di un moderna costituzione democratica non sarà di alcuna utilità se la democrazia sarà controllata dalla finanza. Il risultato è una sorta di asfissia della società asservita al capitale, che inevitabilmente porterà alla reazione da parte della maggioranza della popolazione, come già abbiamo visto.
Alla fine il sogno neoliberista arriverà a distruggere se stesso: è pieno di contraddizioni che non può risolvere

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