Referendum e voto all’estero: contro il rischio di essere cancellate/i! di mariangela casalucci

9 giugno 2011 at 11:01 14 commenti

Noi, dell’estero, che abbiamo votato abbiamo diritto ad essere contati!

Io vivo all’estero e ho lavorato molto qui a Madrid e con tutti i mezzi a mia disposizione, dal blog, alle pagine in facebook, ai miei contatti personali e politici, per fare conoscere il referendum, dare consigli su come far valere il diritto al voto, per essere inserita nelle liste da cui mi avevano, non so per quale motivo, omessa, per ricevere le schede che non mi arrivavano in tempo… e come me lo hanno fatto tante e tanti altri che non possono e non vogliono ora sentirsi dire che non abbiamo il diritto di partecipare alla politica italiana, diritto di tutte le cittadine e i cittadini italiani dovunque si viva.

La conquista del voto all’estero è stata una conquista di civiltà che molte altre persone, in questo momento in cui la mobilità tra paesi è sempre più parte delle nostre esistenze, stanno chiedendo con forza insieme a quella del diritto di cittadinanza attiva nel paese in cui siamo superando questo limbo del “non essere” se non si vive nel paese di origine.

Anche se, per ragioni diverse, pur essendo cittadine e cittadini italiani, viviamo all’estero, l’idea che siamo persone a cui non interessa nulla di quello che succede in Italia o che non ne sappiamo nulla mi indigna con buona pace di politologi come Giovanni Sartori che sul Il fatto quotidiano afferma che ancora deve “capire quale interesse possa avere un italiano che vive in Argentina a votare il referendum sull’acqua in Italia….. e questo gli conferma la convinzione che il sistema del voto all’estero, così come è, è un’enorme assurdità” e propone di  toglierci il diritto a votare per i referendum.

Forse è vero quello che lui dice, che “ci sono delle bande più o meno mafiose che si mettono insieme e pilotano quei voti” ma perché non considerare tutta quella parte cosciente che vive all’estero e non nominarla? Io ho vissuto in Gran Bretagna, in Ungheria, in Grecia e ora sono in Spagna e in questo percorso ho conosciuto tante brave persone che partecipano, si impegnano nella politica del paese in cui vivono e partecipano alla politica italiana con manifestazioni e presenze significative in momenti importanti promuovendo dibattiti, manifestazioni, informazione e lotte (la rete Bellaciao in movimento, i collettivi Bellaciao, l’associazione Altra Italia sono solo alcuni esempi) e che non si ritrovano nell’affermazione generica dello stesso Sartori per cui “la quasi totalità di questi italiani all’estero non conosce né segue la politica nazionale né tanto meno le discussioni sui quesiti referendari”.

E che Di Pietro ora voglia chiedere l’annullamento dei nostri voti mi scandalizza ancora di più. Intendiamoci il nostro fine è lo stesso: far vincere i si ai referendum contro il nucleare, la privatizzazione dell’acqua e il legittimo impedimento e per questo stiamo lavorando! Ma che per questo fine si legittimi qualsiasi mezzo compreso quello di cancellarci mi pare molto grave!

E’ vero hanno cambiato i quesiti ma, a parte il fatto che la sostanza non cambia e che quindi il nostro voto è stato espresso con assoluta chiarezza, sarà colpa nostra se viviamo in un paese in cui si permette di intervenire legislativamente su materie referendarie a pochi giorni dal referendum stesso senza minimamente tenere in conto le conseguenze dei propri atti. Questo si può chiamare governo? E il presidente della repubblica? E tutti gli organi preposti a garantire i diritti delle e dei cittadini?

Interessanti anche le questioni poste dal radicale Staderini: “siamo davvero sicuri che siano stati tutti informati nei loro attuali recapiti della possibilità di votare?, Il plico contenente le schede referendarie non è inviato tramite raccomandata, per cui non v’è certezza sulla sua effettiva ricezione; il voto all’estero avviene con posta ordinaria, per cui chi ha votato non saprà mai se il suo voto è arrivato a destinazione”.

Ma la sua conclusione che quindi non possa essere conteggiato nel quorum dei quattro referendum chi non è stato messo nelle condizioni di esercitare il voto mi pare strumentale.

Perché non si sono fatti prima interventi legislativi per garantire queste condizioni e perché ora a schede votate questi argomenti vengono utilizzati strumentalmente per cancellare 3 milioni di persone?

Sarebbe molto più serio dire che proprio perchè ci comprendete (numericamente e intellettualmente) vi impegnate voi cittadine e cittadini italiani residenti in Italia a partecipare numerosi il 12 e 13 giugno raggiungendo il quorum necessario.

Fateci contare e andate a votare, anche per queste ragioni,  perché il nostro è il vostro voto conti cittadine e cittadini che vivete in Italia!

Siamo via perchè non abbiamo alternative  o perchè abbiamo visto un’alternativa nell’andare via. Molte e molti di noi sono autoesiliati per condizioni di lavoro, per condizioni politiche, e o anche per vivere liberamente i nostri amori, ma abbiamo in comune una storia, una cultura, una lingua, una terra a cui spesso torniamo e che vogliamo migliore.

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14 commenti Add your own

  • 1. Matteo  |  9 giugno 2011 alle 11:17

    Io ho ovviamente votato ma, a questo punto, spero che l’estero non venga conteggiato visto che influisce sul quorum: la maggioranza degli italiani qui in Inghilterra e` arrivata cinquant’anni o piu` fa, non e` informata e so per certo che non ha votato.
    Solo le persone di recente emigrazione (e neanche tutte) si sono prese la briga di informarsi ed esprimere un voto.

    Di Pietro ha ragione: se l’estero venisse conteggiato bisognerebbe oltrepassare la soglia del 58%, non del 50%. Quello che non ha senso e` mantenere l’obbligo del quorum: e` troppo facile boicottare i referendum in questo modo, su questo concordo per filo e per segno con il Movimento Cinque Stelle.

    L’importante e` che i referendum vincano. Se il mio voto non sara` conteggiato questa volta, non mi straccero` le vesti.

    Rispondi
  • 2. bellaciao Grecia  |  9 giugno 2011 alle 12:39

    beh … la proposta di modificare il quorum mi sembra percorribile ma continuo a pensare che non sia giusto non conteggiare.
    Facciamo un esame preventivo su chi possa o no votare? su quale sia il grado di informazione…vivan o no in Italia? proponiamo un filtro di cittadini e cittadine abili al voto?

    Rispondi
  • 3. guido  |  9 giugno 2011 alle 12:42

    Effettivamente, il problema che dice Matteo si pone.
    Il voto all’estero non arriva al 30% (in Spagna siamo intorno al 22%), ed è vero che il voto è più influenzato dalle scelte locali che non dalla conoscenza della politica italiana (vedi il numero di voti in Spagna per il Partito Socialista, per mimesi evidente con il PSOE). Inoltre, tra confusione, cattiva informazione, dispersione sul territorio e diverso uso del sitema referendario nei diversi paesi, c’è davvero scarsa motivazione al voto.
    Infine, ed è la questione più grave, l’anagrafe dei diritti al voto, tra errori, difformità tra i dati in possesso del MAE e del Min Interni, cambi d’inidirizzo e inefficienza/superlavoro consolare, c’è un enorme scarto all’origine tra aventi diritto ed effettivi cittadini messi in condizione di votare.
    Non temo invece problemi postali. Secondo l’INCA, c’è un accordo, almeno in Spagna, con l’Uffico delle Poste per ché la consegna delle schede avvenga in modo separato dalla posta normale.
    Finisco: credo che la democrazia e i suoi meccanismi comportano dei rischi, ma credo sia assurdo rinunciare a dei diritti (anche se usurati come quello al voto) per paura.
    La battaglia sul quorum (se mantenerlo e come ottenerlo) si fa in Italia.
    Se perrderemo (e speroi tanto di no) non sarà per colpa dei passaporti e i diritti concessi all’estero.

    Rispondi
  • 4. pepperminteli  |  9 giugno 2011 alle 15:05

    Raccolgo l’invito di Mariangela, ricoradando che mesi fa sul blog amadridsimuoveunaltraitalia.wordpress.com avevamo giá riflettuto sui pericoli della legge che regola il voto della cittadinanza italiana residente all’estero. In altri paesi le procedure sono snelle e facili, ma in Italia si è escogitato un sistema farraginoso e facilmente maipolabile eprivo di qualsiasi minima garanzia per chi vuole esercitarne il diritto.
    Le reti sociali rendono attivi da qualsiasi punto della terra e cittadini/e del mondo ci sentiamo. Un sistema di voto diverso e digitale risolverebbe alla radice il problema tecnico.
    Il problema culturale peró resta. Nella storia delle migrazioni italiane appena si varca il confine patrio stabilito da leggi di stato si diventa estranei e questa stessa estraneitá è manipolata per creare fuga e/o allontanamento. Chi resta, di solito i gruppi dominnati che detengono poteri ed lo gestiscono ne fanno uso per eliminare una parte della societá e la sua memopria che poi non si scrive e si racconta da nessuna parte. Oggi piú che mai abitare nello spazio europeo di fatto giá UE o in giro epr il mondo NON significa isolamento ed incomprensione. Personalmente sono stata contattata via web da diversa cittadinanza italiana sparsa per il mondo che chiedeva informazioni e cercava di capire e poi votava partecipe ed interessata. Ciascuno/a di noi è portatore di memoria e ponte culturale. Chiuderli e demolirli rappresenta un errore consapevole ed una visione ristretta e di certo non democratica della societá. Resta poi il grosso problema delle prove generali di negazione del voto per le vicine politiche che questo esercizio sul referendum sta sperimentando in un vuoto partecipativo davvero profondo. Una visione miope e distorta che tutti i gruppi politici coltivano e che di fatto esclude una fascia tra i 20-45 anni superattiva e preparata in giro per il mondo perché senza sbocchi in Italia. L’esilio forzato continua e la crisi sempre piú profonda dell’Italia dimentica e priva di memoria prosegue inesorabile. Resto e mi sento apolide ma vorrei poter contare nei luoghi e nelle societá che io scelgo e NON voglio che nessuno mi tolga diritti. Avanziamo piuttosto verso un rinnovato senso della democrazia, indignandoci e contribuendo ad ampliarla INSIEME.

    Rispondi
  • 5. pepperminteli  |  9 giugno 2011 alle 15:06

    PS: pubblico il link dell’articolo sul nostro gruppo in fb.

    Rispondi
  • 6. Matteo  |  9 giugno 2011 alle 15:29

    Per assurdo (prendila come provocazione estrema ),
    mi ha sempre sfiorato il brutto pensiero che i cittadini dovrebbero prendere una “patente” per votare (da rinnovare ogni tanto …), al fine di dimostrare che sanno a grandi linee di cosa si sta parlando, quali sono le proposte sul campo, le politiche ed i loro effetti.

    Altrimenti, si ottiene che la democrazia sia soltanto nominale e apparente.

    Rispondi
    • 7. Manuela Garreffa  |  11 giugno 2011 alle 08:31

      Anche a me ha sfiorato spesso questo pensiero, ho vissuto all’estero per metà della mia vita ed io stessa ho seri problemi a comprendere cosa succeda in Italia, e le persone anziane che conosco che vivono in SudAmerica da quando erano giovani hanno anche un forte attaccamento ai loro ricordi per cui se gli racconti qualcosa che tu puoi aver capito dell’Italia attuale non ti credono, ti danno del pazzo/a, ciò rende difficilissimo il raggiungimento di una giusta consapevolezza, io tendenzialmente direi (è una mia opinione, non voglio creare polemiche) che sia più giusto votare dall’estero se si hanno pochi anni di residenza all’estero e ad esempio a partire dal quinto anno di residenza in un dato paese si voti per il paese di residenza (questo a livello mondiale intendo) dato che ho già visto che un immiiigrato residente in Italia capisce molto meglio cosa succeda in Italia che io stessa da lontano. Inotre per essere italiani basta avere la cittadinanza, ad esempio essendo figli di italiani, non è nemmeno necessario aver visto l’Italia da vicino. Certamente questo problema purtroppo non si presenta solo nel caso dei cittadini residenti all’estero, si capisce che anche un italiano residente in Italia può essere una persona talmente superficiale da non esseresi formata un’opinione precisa su questioni politiche. E quindi potrebbe essere un rimedio tentare di rendere la politica più interessante e più vicina alla gente, come certamente molti di noi tentano di fare. Saluti a tutti/e.

      Rispondi
      • 8. bellaciao Grecia  |  13 giugno 2011 alle 07:50

        Ti rispondo e non tanto come autrice dell’articolo ma come persona che vive la realtà di vivere in un altro paese. La tua risposta infatti non mi comprende (che non significa che non mi intende) ma io non mi ci ritrovo nel tuo ragionamento.
        Facciamo un esempio. Io sono in pensione (pensione italiana di anzianità – 40 anni di lavoro), pago le tasse in Italia, paese di cui continuo ad interessarmi e per cui continuo a fare politica (ho lavorato, insieme ad altre e altri dei vari collettivi bellaciao di Gran Bretagna, Grecia e di altre organizzazioni per esempio nei paesi in cui ho vissuto manifestazioni contro la base di Aviano, contro le politiche gelminiane per la scuola, contro la privatizzazione della sanità, contro la mercificazione della figura femminile di Berlusconi e amici, per il riconoscimento delle responsabilità del governo italiano di Mussolini per l’occupazione italiana in Grecia e i bombardamenti in Spagna per fare solo degli esempi), ho la mia famiglia in Italia e ci vado spesso ma vivo da 16 anni all’estero. Non ho fatto una scelta definitiva ma da 16 anni sono fuori. Secondo i tuoi calcoli io non dovrei votare per il paese in cui pago le tasse e non dovei determinarne la politica. E non sono la sola a vivere in questa situazione. La mobilità tra paesi è cambiata: i miei amici e le mie amiche, molto più giovani di me, vivono in situazioni per cui oggi sono qui e domani hanno un contratto in Germania. La realtà cambia, quella dell’emigrazione, anzi della mobilità come io la definirei anche, e bisogna tentare di fare uno sforzo di elaborazione un po’ più complesso. Il dibattito intorno a questo articolo ne è una conferma
        mariangela

  • 9. valeria patane  |  9 giugno 2011 alle 15:40

    Purtroppo è vero che con i voti dell’estero ci vorrebbe il 58% per il quorum, ma è anche vero che, se pur brevemente, Prodi è andato al governo grazie ai voti dall’estero.
    Piuttosto è scandaloso il boicottaggio ai referendum in Italia ed ancor più all’estero con i ritardi e disfunzioni che ben hadescritto Mariangela.
    Una volta vinto sì, sì, sì, sì il referendum, bisognerà cercare di far valere la nostra voce presso gli organi di rappresentanza ufficiali, mi riferisco ai comites, affinchè svolgano veramente il loro lavoro di facilitatori di partecipazione democratica!
    Besos
    Valeria

    Rispondi
  • 10. Manuela Garreffa  |  11 giugno 2011 alle 08:53

    La mia opinione sul voto dall’estero l’ho espressa nel commento precedente, qui vorrei solo esprimere il mio disappunto per la foto che avete pubblicato, io ho cercato di trasmettere (ad esempio su facebook) tutti i post che incitavano a partecipare al referendum ma questo, e l’altro spot simile a questo, proprio NO, dato che è un volgare esempio di utilizzo della sessualità femminile per fini diversi da quelli naturali, oltre ad essere una foto sessista (intendo dire che prima di tutto con uno spot del genere si potrebbe tuttalpiù pubblicizzare il viagra ma che comunque anche in quel caso già che c’erano potevano almeno ritrarre una coppia, un uomo ed una donna) questo tipo di immagine l’ho boicottata come potevo, ma io sono una goccia nel mare, a quanto vedo la maggior parte delle persone crede che il fine giustifichi i mezzi ed alimenta così questo sistema sessista e fuorviante, che non smetterò mai di sostenere che non ci viene imposto ma che purtroppo fa parte della nostra cultura come posso vedere anche qui. Ho mosso la stessa critica quando giravano i video di youtube di Antonio Albanese (bravissimo comico, non c’è dubbio su questo) e gente che si dice contraria al sistema che utilizza indebitamente o iniquamente il nudo o la sessualità feminile mi rispondeva: ‘Ma lui lo fa per criticare il sistema’. A questo rispondo una cosa semplicissima, ad esempio: io non navigo su internet esclusibamente di notte ed a mia figlia di 8 anni che mi gira intorno qui in casa (e non se ne intende di politica) arriva comunque lo stesso identico messaggio sempre, che per apparire nei mezzi di comunicazione la donna debba mostrare il didietro accanto ad un uomo completamente vestito o fare altre espressioni che alludano al sesso in contesti che vendono altri tipi di prodotto/argomento quindi non in una situazione consona, rasentando il limite con la prostituzione, in altre parole ci si presta a stravolgere il senso delle cose mostrandoci come oggetti mulitfunzionali. Io dico, abbiamo la libertà di agire in rete, dovremmo almeno salvare il nostro spazio. Grazie per l’ascolto.

    Rispondi
    • 11. bellaciao Grecia  |  13 giugno 2011 alle 07:37

      Ti ispondo visto che questa immagine io l’ho scelta e con convinzione. Sono una donna e non credo sia oggettivizzante, nè offensiva. Anzi! E’ una donna che pronuncia 4 SI durante un orgasmo (per altro se ricordi il film Hary ti presento Sally… questa è una scena bellissima in cui lei inchioda un maschio che pretende di poter controllare la sessualità femminile con una interpretazione di un orgasmo in un ristorante mentre lui non sa dove piazzarsi…. ) E poi altro che Viagra! Ma chi l’ha detto che il nosto orgasmo dipenda dalle “sue” prestazioni? A me questa immagine sa di momento liberatorio, di un apice fantastico in cui la gioia personale si fa collettiva per il raggiungimento dell’obiettivo e che sia il suo viso e non una coppia a dirlo e che non ci sia un lui a determinarlo mi pare ancora piu’ bello! L’immagine non è per nulla volgare in quanto il messaggio, pur essendo comprensibile non è visivamente esplicito.
      mariangela

      Rispondi
      • 12. Manuela Garreffa  |  13 giugno 2011 alle 13:50

        dunque, io son daccordissimo con te sul fatto che non è dipendente dall’uomo la nostra sessualità, mi fa piacere conoscerti, non conosco molte donne che non siano troppo dipendenti. Lì ci avrei messo una coppia, democraticamente, perchè io provo piacere a vedere un uomo e non a vedere una donna in una scena sessuale (sempre fermo restando che non mi piace mischiare il sesso con altri argomenti per far propaganda a qualcosa) ma si potevano anche separare, seguendo il tuo ragionamento ok, farne due versioni. In una coppia comunque si poteva vedere il piacere della donna come dipendente dal partner solo se lui fosse stato ritratto in un atteggiamento serio, potevano dire sisisisisi insieme insomma. Con la vecchia idea che si possa ritrarre solo la donna perchè alle donne piace comunque vedere una donna ed all’uomo piace solo la donna (quindi si può risparmiare sul costo di uno dei 2 dei modelli, sto concetto l’avrà inventato un fotografo di origini genovesi come me hahahha) mi son sempre trovata in disaccordo, si diceva questo anni fa per giustificare il fatto che si mostrasse sempre la donna, ma devo dire che sono in disaccordo solo perchè a me non interessa guardare una donna, però che funzionasse così la maggior parte della gente era assolutamente vero. Le persone della generazione dei miei genitori dicevano addirittura ‘la donna è bella mentre l’uomo è ridicolo’. La scena me la ricordo e mi da abbastanza fastidio pensare ad una persona che finge, ma non ho visto tutto il film, c’è da dire però che io considero che se ci sono uomini che pensano di controllare la sessualità femminile questo dipende dal fatto che per troppi anni ci siamo nascoste dietro le loro decisioni, siamo state estremamente dipendenti e a volte manipolatrici (vedi la capacità di fingere, appunto) e giusto per continuare di questo passo oggi li critichiamo, dovremmo invece occuparci di noi stesse e dare altri messaggi al nostro prossimo, cambiando alcuni nostri comportamenti, se ci interessa un cambiamento. Questo lo dico in generale per spiegarti la mia idea e non mi rivolgo a te e me personalmente. Riguardo al voto all’estero sull’altro commento non riesco più a commentare, mi pare che tu abbia ragione, le mie ragioni restano comunque attinenti alla mia esperienza, allora magari si dovrebbe fare più attenzione a che la gente che vota abbia capito la situazione generale e sappia cosa stia facendo, persone come te è bello che ce ne siano, nel mio caso invece è che ho proprio pochi contatti con l’Italia e mi piacerebbe prendere la nazionalità del luogo in cui vivo ma deve passare del tempo, son sempre tempi lunghi. 🙂

  • 13. Valeria Patanè  |  13 giugno 2011 alle 08:57

    Sì, sì, sì, sì….ma quale volgarità? L’unica vera volgarità sta nella corruzione dilagante, nelle leggi ad personam, nella distruzione sistematica dello stato sociale, nel controllo dei media, nella menzogna ripetuta, nei tagli alla scuola ed alla sanità, nell’uso del corpo delle ragazze alla televisione come “oggetti” di desiderio per dichiarati pedofili al potere, in sedute plenarie del parlamento trasformate in risse….Questa è volgarità!
    Sinceramente auguro alle italiane questo pomeriggio, quando avremo la certezza del raggiungimento del quorum, un gran orgasmo liberatorio!

    Allora, forse, avremo di nuovo la speranza di ricominciare a costruire dialetticamente, democraticamente un paese dove le libertà di tutti siano garantite e dove le donne possano viviere la loro sessualità e la loro differenza senza dover passare per l’approvazione maschile.

    Sì, sì ,sì, sì
    Valeria

    Rispondi
    • 14. Manuela Garreffa  |  13 giugno 2011 alle 15:59

      Le donne possono liberarsi giè ora, non dipendono già ora dall’approvazione maschile, se non l’hanno fatto finora non sarà un cambio del governo a cambiare le cose, ma potrebbe essere magari un sintomo che le cose stiano cambiando, che cominciamo di cambiare noi, e di conseguenza cambino i vertici, allora si che sarebbe una buona cosa. Più che di volgarità io parlavo di sessismo. L’orgasmo lo auguro a tutti (uomini e donne) quando abbiano il prossimo rapporto fisico, dopo il referendum quel che mi auguro è il raggiungimento degli obiettivi che ci siam proposti. Ringrazio di cuore per lo spazio che mi è stato concesso ed esco di qua perchè quella foto mi da veramente fastidio, senza rancore, i gusti sono gusti.

      Rispondi

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