1.500 coloni israeliani entrano nel distretto di Nablus, assalendo abitazioni e urlando slogan razzisti di Ahmad Jaradat

3 giugno 2011 at 11:49 1 commento

Il 29 maggio, 1.500 coloni israeliani sono entrati illegalmente nella Tomba di Giuseppe, sita nell’area di Nablus. Anche se recatisi apparentemente per pregare, diversi coloni hanno urlato slogan razzisti mentre altri hanno aggredito le abitazioni dei dintorni. Di recente, in questo settore gli attacchi dei coloni si sono fatti più numerosi mentre l’esercito continua a fungere da copertura per i coloni e la loro violenza razzista.

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Nonostante gli accordi sottoscritti, Israele scorta dei coloni alla Tomba di Giuseppe, nell’area di Nablus, senz’alcun coordinamento con l’Autorità Palestinese.

La notte della domenica del 29 maggio, circa 1.500 coloni israeliani sono entrati illegalmente nella Tomba di Giuseppe, nell’area del distretto di Nablus, protetti da 50 jeep dell’esercito israeliano.

La Tomba di Giuseppe è un luogo sacro per musulmani, cristiani ed ebrei e si trova nell’Area A. Secondo l’accordo in atto tra le autorità palestinesi e quelle israeliane, i fedeli ebrei hanno l’autorizzazione di visitare il sito solo previo coordinamento tra l’Autorità Palestinese e le forze di sicurezza israeliane. Tuttavia, negli ultimi anni coloni israeliani hanno avuto accesso a questo luogo sacro illegalmente, cioè senza alcun accordo e permesso da parte palestinese. I coloni dovrebbero recarsi nella Tomba di Giuseppe per pregare, ma spesso giungono ad aggredire le case e gli abitanti palestinesi delle strade vicine. L’esercito israeliano, che domenica ha fornito ai coloni 1.500 permessi di accesso al sito, li protegge anche quando questi ultimi aggrediscono dei palestinesi, a ulteriore dimostrazione della evidente collaborazione tra coloni e soldati.

Ciò si è verificato anche domenica notte, allorché 1.500 fedeli ebrei sono giunti a Nablus senz’alcun coordinamento con le Autorità Palestinesi. Anche se, apparentemente, Nablus è soggetta al controllo civile e militare palestinese, da parte israeliana non c’è stato alcun coordinamento per la richiesta alle forze palestinesi di un permesso, ma queste sono state semplicemente avvertite che un’unità militare stava entrando nell’area.

Durante la notte, circa 50 di questi “fedeli” hanno occupato il tetto della Tomba di Giuseppe gridando offese razziste contro gli arabi. Contemporaneamente, 200 coloni sono entrati nella città di Nablus e hanno assalito diverse abitazioni palestinesi situate in prossimità della Tomba. Da parte sua, l’esercito israeliano ha impedito agli abitanti palestinesi di uscire dalle proprie case per recarsi in una zona più sicura. Quella stessa sera, qualche ora prima, le forze di sicurezza israeliane avevano chiuso tutti i checkpoint del distretto di Nablus per impedire che i palestinesi lasciassero la città, fornendo in tal modo una ulteriore copertura all’aggressione dei coloni.

Negli ultimi mesi, la violenza israeliana dentro e attorno l’area della Tomba di Giuseppe è aumentata. Coloni ebrei entrano nel sito senza permesso con l’obiettivo di aggredire i palestinesi e le loro abitazioni. Una delle mete più comuni è la vicina scuola secondaria femminile Ma’zoz Masri. Nel bel mezzo della notte i coloni entrano nella scuola e danneggiano tubature, computer e gli alberi nel cortile stessa.

(tradotto da mariano mingarelli)

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1 commento Add your own

  • 1. davide polimeno  |  28 giugno 2011 alle 10:19

    questo articolo io lo farei leggere al dr. Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica di Roma. Questo stimato professionista, persona apparentemente rispettabile, conduce di recente pulman di ebrei romani a visitare I LORO FRATELLI della colonia di Itamar, una delle maggiori vicino NABLUS, teatro dei folli episodi ad opra dei coloni.Questo bravo e pio cittadino della nostra capitale va ad esprimere vicinanza ai coloni, che rubano terre ai Palestinesi, li cacciano dalle proprie case, e pretendono di viverci sotto sovranità israeliana, impedendo la nascita di uno Stato palestinese. Poi Pacifici dice di essere d’accordo con l’idea di uno stato per il popolo palestinese. Io non posso credergli, anzi credo che sia un bugiardo.

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