Intervista di Marita Cassan a Ghassan Andoni (18 aprile 2003) parole da sapere sulla metodologia di lavoro dell’ISM in Palestina

19 aprile 2011 at 14:02 Lascia un commento

Quando questo centro è stato formato e quali sono i suoi scopi?

Il centro nasce nel 1988 a seguito dell’inizio della prima Intifada nel 1987. Il gruppo nasce per sostenere e far vivere le esperienze di disobbedienza civile che hanno caratterizzato la prima Intifada
Gli obiettivi:
1. sviluppare un programma di comunicazione con i gruppi israeliani che mostrasse quanto l’Intifada volesse essere un’esperienza di ricerca di soluzioni pacifiche evitando l’uso della violenza
2. ottenere l’attenzione internazionale rispetto alla lotta di liberazione del popolo palestinese
3. lavorare alla crescita di consapevolezza delle giovani generazioni di palestinesi
4. sviluppare programmi di intervento nel sociale attraverso gruppi di volontariato

L’utilizzo di azioni di disobbedienza civile e di resistenza nella storia della lotta per la liberta’ in Palestina non e’ una scoperta nuova, ma data invece dallo sciopero generale dei palestinesi contro il controllo dell’economia da parte di Britannica del 1936.
Le azioni della prima Intifada furono bloccate dalla Guerra nel Golfo e dai successivi annunciati tentativi di processi di pace che hanno creato nient’altro che frustrazione e rabbia nei Palestinesi.
I leader della seconda Intifada sono i figli e le figlie della prima, sono cresciuti nella frustrazione e questa seconda Intifada ha avuto da subito una caratteristica più pesante dal punto di vista del prezzo pagato in termini di vite umane.
La prima è nata con una lotta popolare enorme, con grandi manifestazioni, con il gesto simbolico di bruciare le carte di identità rilasciate dal Governo Israeliano, con la costruzione di gruppi di decisione democratica, con il rifiuto di pagare le tasse, con le fionde.
A livello internazionale ci fu un grande sostegno, e soprattutto iniziò la comprensione che non si trattasse esclusivamente di un problema di Stati ma di un disegno rispetto al controllo dell’area Mediorientale, l’intreccio con un progetto imperialista e capitalista. Ciò determinò una maggiore consapevolezza nel sostegno fornito dalla sinistra nei vari Paesi europei.
Rompere con le falsità e le ipocrisie di chi controlla i massmedia e cominciare a veicolare la verità è di vitale importanza per il nostro lavoro.

Quali sono i vostri rapporti con i vari gruppi politici della Palestina?

La politica del nostro centro è dinamica ed evita i giudizi. Noi vogliamo dare, attraverso le nostre azioni, esempi positivi e fornire speranze al popolo palestinese, noi e l’ISM non libereremo la Palestina, le donne e gli uomini di Palestina lo faranno.
Vogliamo mostrare che ci si può opporre con il proprio corpo alla demolizione delle case, agli attacchi contro la popolazione civile, ai controlli ai checkpoint, ai tentativi di bloccare le strade. Lo si può fare con azioni nonviolente che incoraggino i Palestinesi a rifiutare l’occupazione, a lavorare le loro terre, ad abitare nelle loro case.

Credi che il fatto che negli ultimi 30 giorni 3 volontari internazionali siano stati colpiti (Rachel e’ stata uccisa, Brian ferito seriamente, Tom considerato cerebralmente morto) segni un cambiamento nella strategia israeliana nei confronti dei volontari dell’ISM?

Non so se sia un cambio di strategia o un tentativo di intimidazione, ma sicuramente mostra che sono diventati maggiormente insofferenti verso le nostre azioni. Ma non ci fermeranno, non possono bloccare il confine, ci sono dei limiti perfino per Israele.
La campagna della raccolta delle olive è andata avanti nonostante quello che i settlers pensavano di poter fare per fermarla ed ha aperto uno spiraglio di speranza nel popolo Palestinese.

Credi che vogliano spaventare gli internazionali che vorrebbero venire ad aiutare?

Se questo era l’obiettivo non ci sono riusciti. Prima che Rachel fosse assassinata avevamo come Centro ISM 2/3 registrazioni al giorno; dopo la morte di Rachel ne abbiamo iniziate ad avere 15/30. Prima tenevamo un corso alla settimana per 4/5 persone, ora ne facciamo almeno due con 10/20 persone. Ci sono molte persone che vogliono sostenerci e non riusciranno ad impedirlo.

Credi che le attivita’ del Centro possano in qualche modo influenzare la popolazione israeliana?

Da parte della popolazione israeliana si sono registrate forti critiche nei nostri confronti: ci accusano di sostenere solo la parte Palestinese e di fare azioni solo in Palestina, ci chiedono perchè non facciamo gli scudi umani in Israele guidando gli autobus o presidiando i ristoranti. Dobbiamo rispondere che è vero, che le nostre azioni si svolgono in Palestina e hanno come obiettivo la difesa dei diritti del popolo Palestinese. Ci sono altre organizzazioni pacifiste nel mondo e altri gruppi in Israele possono fare la loro parte, non possiamo certo essere criticati per aver scelto di far la nostra parte qui ed ora.
Dopo il crollo del processo di pace il conflitto è stato ricondotto da entrambe le parti alle radici del conflitto.
Credo che la nostra influenza non si possa giudicare adesso nè come positiva nè come negativa. Forse dopo, a distanza di anni, si potrà arrivare al riconoscimento del fatto che il nostro lavoro ha salvato vite palestinesi e anche israeliane.

Hai speranze per il futuro della Palestina?

La Palestina libera si potrà costruire solo quando si verificheranno tre fattori:
1. la resistenza civile del popolo Palestinese
2. un attivo movimento per la pace in Israele
3. un reale sostegno internazionale

So che il Centro e l’ISM non assumono in quanto tali una posizione politica sul futuro della Palestina ma puoi dirci la tua posizione personale. Puoi immaginare un solo Stato dove israeliani e palestinesi possano vivere liberamente in pace?

Sono possibili sia la soluzione di formare un solo Paese con una diversa struttura politica di Governo che la costituzione di due Nazioni, ma adesso , io penso, c’è necessità di creare due Stati indipendenti, di un divorzio almeno temporaneo che conceda un periodo di respiro, di calma, un periodo che dia alla rabbia il tempo di placarsi.
Non ci sono al momento altre opzioni.

Che sostegno avete dai diversi movimenti e gruppi palestinesi?

Il livello di sostegno varia. Dalla partecipazione alle nostre azioni, alla partecipazione ad alcune di queste, all’interesse dimostrato rispetto a queste recentemente anche dai gruppi di Hamas. L’ex Partito Comunista (ora People Party) ha un rapporto di collaborazione con noi anche se esiste una differenza profonda rispetto alle pratiche politiche. Noi come gruppo stiamo applicando e sperimentando la pratica del raggiungimento del consenso nell’assunzione delle decisioni che potrebbe anche essere giudicata assurda in un momento di grande rischio come questo dove spesso necessitiamo di decisioni rapide se si tratta della vita delle persone, ma abbiamo stabilito di continuare su questa strada. Esiste la possibilità del voto per bolccare una decisione, quasi un diritto di veto, ma per poter usare questo potere bisogna essere in grado di esprimere un’alternativa che sappia creare consenso alternativa a quella che si intende bloccare. La sperimentazione di queste pratiche qui e ora ci consente di pensare alla costruzione di un mondo fondato su valori diversi. I movimenti sono grandi famiglie e l’amore che li unisce è la condivisione degli obiettivi da raggiungere insieme.
Ci sono differenze di eta’, di pensiero e di azione nel movimento, ma la consapevolezza di un percorso comune. Tutti hanno il diritto di parlare e di decidere. Le azioni che facciamo possono mettere in pericolo la vita delle persone e quando la tua vita è in pericolo hai il diritto di partecipare alla decisione rispetto all’azione stessa arrivare ad un consenso generale.
I conflitti ci sono e vogliamo che emergano, stimoliamo il fatto che tutti dicano quello che pensano, che non si abbia paura di ferire, che si alzi la propria voce e il proprio punto di vista. Questo fa crescere tutti, questo fa crescere noi individualmente e collettivamente.

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