Cosa abbiamo da dire, in tutta onestá, sui fatti del 5 maggio ad Atene

16 maggio 2010 at 19:30 Lascia un commento

Che cosa significano, in tutta onestá gli eventi di mercoledí (5 maggio) per il movimento anarchico/anti-autoritario? Qual è la nostra posizione nei confronti delle morti di quelle tre persone – indipendetemente da chi le ha causate? Qual è la nostra posizione come esseri umani e come persone in lotta? Noi, che non accettiamo che vi siano cose quali “incidenti isolati” (dovuti alla brutalitá della polizia di stato) e che puntiamo l’indice, quotidianamente, contro la violenza esercitata dallo stato e dal sistema capitalistico; noi, che abbiamo il coraggio di chiamare le cose con il loro nome; noi, che mettiamo a nudo coloro che torturano migranti nelle stazioni di polizia o coloro che giocano con le nostre vite dall’interno di uffici lussuosi o da studi televisivi. Noi, cosa abbiamo dunque da dire, ora?

Potremmo nasconderci dietro alle dichiarazioni fatte dall’Unione dei Lavoratori Bancari (OTOE) o alle accuse fatte da impiegati della filiale della banca; oppure potremmo attenerci al fatto che le persone che sono decedute erano state forzate a rimanere in un edificio che non aveva protezione anti-incendio, e che vi erano persino stati rinchiusi. Potremmo attenerci a quanto Vgenopoulos, il proprietario della banca, sia uno stronzo; o al fatto che questo tragico incidente sará utilizzato per esercitare repressioni senza precedenti. Chiunque sia passato (abbia osato passare) per Exarcheia mercoledí notte ha un’immagine chiara di questo. Ma non è qui che sta la questione.

La questione è, per noi, quella di capire quale parte di responsabilitá ricade su di noi, su tutti noi. Noi siamo tutti co-responsabili. Sí, abbiamo il diritto di lottare con tutti i nostri poteri contro le misure ingiuste che ci sono imposte; abbiamo il diritto di dedicare tutta la nostra forza e la nostra creativitá alla costruzione di un mondo migliore. Ma, quali individui politici, siamo in ugual misura responsabili per ciascuna delle nostre scelte politiche, per i mezzi che abbiamo adottato, per il silenzio ogni qualvolta non abbiamo ammesso le nostre debolezze e i nostri errori. Noi, che non lecchiamo il culo alla gente per ottenere voti, noi, che non abbiamo interesse a sfruttare nessuno, abbiamo la capacitá, in queste tragiche circostanze, di essere onesti con noi stessi e con coloro che ci circondano.

Quello che il movimento anarchico greco sta sperimentando in questo momento è totale torpore. Perché ci sono condizioni che premono verso una pesante auto-critica che fará male. Oltre all’orrore del fatto che alcune delle persone che sono morte erano ‘dalla nostra parte’, la parte dei lavoratori – lavoratori in condizioni molto difficilli che avrebbero con ogni probabilitá scelto di marciare al nostro fianco se le cose fossero state diverse nel loro posto di lavoro – oltre a questo, dobbiamo qui anche confrontarci con un manifestante/dei manifestanti per cui la vita delle persone può essere messa a rischio. Anche se (e questo non è in discussione) non c’era l’intento di uccidere, questa è una questione essenziale che richiede molta discussione – e parte della discussione riguarda anche i fini che ci diamo e i mezzi che scegliamo.

L’incidente non è successo di notte, frutto di qualche azione di sabotaggio. E’ accaduto durante la più grande manifestazione della storia greca contemporanea. E qui emerge una serie di domande dolorose: in generale, in una manifestazione di 150mila-200mila persone, cifra senza precedenti negli ultimi ani, c’è davvero la necessitá di ‘alzare il tiro’ della violenza? Quando vediamo migliaia di persone gridare ‘brucia, brucia Parlamento’ e insultare i poliziotti, ha un’altra banca in fiamme qualcosa in più da offrire al movimento?

Quando il movimento stesso diventa enorme – diciamo come nel dicembre 2008 – cos’ha in più da offrire un’azione, se questa azione eccede i limiti che una societá può accettare (almeno in questo momento) o se questa azione mette a repentaglio vite umane?

Quando scendiamo in piazza noi siamo un tutt’uno con le persone attorno a noi; noi siamo vicini/e a loro, al loro fianco, con loro – questo è il motivo per cui, in fondo, ci facciamo il culo a scrivere testi e poster – e le nostre stesse clausole costituiscono un unico parametro tra i molti che convergono. E’ arrivato il momento per noi di parlare francamente di violenza e di esaminare criticamente una specifica cultura di violenza che si è sviluppata in Grecia negli ultimi anni. Il nostro movimento non è stato rafforzato dai mezzi dinamici che talvolta usa ma, piuttosto, dalla sua articolazione politica. Il dicembre 2008 non si è rivelato un momento storico solamente perché migliaia di persone hanno raccolto e scagliato pietre e molotov, ma soprattutto per le sue caratteristiche politiche e sociali – e i suoi ricchi risvolti a questo livello. Ovviamente rispondiamo alla violenza che viene esercitata su di noi, ma tuttavia siamo chiamati/e a nostra volta a discutere le nostre scelte politiche e i mezzi che abbiamo addottato, riconoscendo i nostri – e i loro –  limiti.

Quando parliamo di libertá, significa che in ciascun momento mettiamo in discussione quel ieri che davamo per scontato. Che abbiamo il coraggio di andare fino in fondo, evitando cliché politici, per guardare le cose direttamente negli occhi, cosí come sono. E’ chiaro che, siccome non consideriamo la violenza come fine a sé stessa, non dovremmo lasciare che essa proietti la propria ombra sulla dimensione politica delle nostre azioni. Non siamo assassini né santi. Siamo parte di un movimento sociale con le nostre debloezze e i nostri errori. Oggi, invece di sentirci più forti dopo una dimostrazione cosí imponente, ci sentiamo a dir poco storditi. Questo parla da sé. Dobbiamo trasformare questa tragica esperienza in riflessione e ispirarci a vicenda visto che, in fondo, tutti noi fondiamo le nostre azioni sulla nostra consapevolezza. Coltivare una consapevolezza collettiva è la posta in gioco.

by

some of us here at Occupied London

Annunci

Entry filed under: Uncategorized. Tags: , , .

Quel che insegnano i fatti di Atene di Angelo d’Orsi Santoro-Rai, tutta la verità su un addio annunciato di Dario Ferri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Prossimi appuntamenti

É ora di riprenderci i nostri spazi pubblici per discutere sul nostro futuro tutti e tutte insieme.
Occupazione pacifica delle piazze pubbliche
Creazione di spazi di incontro, dibattito e riflessione.
É nostro dovere recuperare gli spazi pubblici,
decidere insieme che mondo vogliamo
e costruire le alternative.

Riprendiamoci le piazze! Riprendiamoci le strade!

ll capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ... (di classe) :-))

Articoli Recenti

Calendario

maggio: 2010
L M M G V S D
« Apr   Giu »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: