Bifo ad Atene: sintesi dell’incontro a cura di Stefano Pozzi

30 maggio 2009 at 07:48 Lascia un commento

Sabato 30 maggio alle 19.00, nell’ambito del ‘Festival Babilonia’ che si è svolto presso la Scuola Superiore di Belle Arti in via Pireòs 256, ha avuto luogo un incontro di approfondimento sul tema della crisi economica e del lavoro. Almeno 300 persone erano presenti in sala. Il moderatore (a cui va riconosciuto anche il merito della traduzione dal greco all’inglese e viceversa) ha introdotto i relatori ricordando una scritta su un muro di Exarchia   Dicembre non è stata una risposta, è stata una domanda.

Per primo ha preso la parola Nakas, un giovane ricercatore che lavora per il ministero greco della cultura. Ha un contratto a termine e rivela che nel ministero sono più numerosi i precari rispetto agli impiegati stabili. Nel 2004 una riforma dei regolamenti ha in pratica fondato il funzionamento del ministero sui contratti a breve termine, che spesso vengono rinnovati alle stesse persone, anche se l’anno scorso 3.000 dei 4.000 lavoratori precari non si sono visti rinnovare il contratto perché avevano raggiunto il limite massimo di 24 mesi. Ora i lavoratori precari del ministero stanno attuando scioperi per protestare contro questa situazione, che sembrava un perverso metodo organizzativo del mercato del lavoro dei privati e che si è esteso anche all’ambito pubblico (introdotto evidentemente da chi ritiene che lo stato vada gestito come un’azienda).

Il secondo relatore era Martin Lukes, inglese, presentato come uno storico, “anarchico da quarant’anni”, come si è definito lui stesso. Il Regno Unito è nel caos a causa della crisi delle banche, e gli interventi della polizia durante le manifestazioni contro il G20 a Londra in aprile si sono rivelati particolarmente duri (ricordiamo che durante gli scontri e proprio in seguito all’intervento della polizia è  morto Ian Tomlinson). Anche la destra ha il problema di arginare la ferocia di queste repressioni. La rabbia di molti cittadini non è tuttavia ben organizzata. C’è il rischio che i fascisti aumentino il loro consenso in questa tornata elettorale europea, prendendo due o più seggi in più; del resto un numero preoccupante di operai votano a destra. Oltre a quattro milioni di disoccupati, molti di quelli che hanno un lavoro non riescono a far fronte agli affitti e soprattutto ai mutui. La destra è preoccupata perché prevede una rivoluzione di strada, più violenta rispetto ai riots che periodicamente si verificano, e più violenta ancora del Dicembre ateniese. La destra cerca un consenso sociale su nuove basi, ma il sistema è farraginoso e non ha la capacità di rinnovarsi; Lukes pensa che solo le proteste dal ‘basso’ potrebbero cambiare qualcosa e che in assenza di questo avremo una catastrofe. Secondo Lukes occorre una rivoluzione non politica, ma sociale. I partiti di sinistra si trovano in una situazione di stallo e non sembrano avere la capacità di dare risposte. Saranno gli scontri di strada a decidere del futuro: Lukes è però pessimista, vede uno scenario di scontri duri i cui protagonisti principali potrebbero essere anarchici, nuovi nazisti e fondamentalisti islamici, ma segnala una certa fragilità del movimento anarchico britannico.

Il terzo e ultimo relatore era l’italiano Franco Berardi, noto come Bifo, attivo durante i movimenti del ’68 e del ’77, fondatore di radio Alice (la prima radio privata italiana), oggi scrittore e professore universitario di sociologia della comunicazione. Secondo Bifo la situazione è drammatica perché inedita: da una parte il capitalismo sta mostrando la spietatezza della sua ultima incarnazione, e dall’altra chi gli si oppone non sa che cosa fare. Il problema non è solo economico: ne va dell’esistenza del nostro stesso pianeta, che sta per esaurire le risorse. Nel passato, nel 1917 come nel ’68, la situazione era, in fondo, chiara: le rivoluzioni politiche conoscevano bene obiettivi e scopi. L’opposizione era tra capitalisti e lavoratori, con questi ultimi che cercavano la liberazione dalla dittatura del capitale e dallo sfruttamento.

Capitale e sfruttamento esistono ancora: ma che fine ha fatto il lavoro?

Il lavoro precario non è un vizio innato del capitalismo, ma una conseguenza dello sviluppo tecnologico. Una volta il capitalista doveva comprare forza lavoro e il lavoratore era di fronte a lui con il suo corpo, i suoi bisogni e i suoi diritti. In seguito allo sviluppo della tecnologia e del network informatico, e della moltiplicazione e semplificazione delle possibilità operative, oggi il capitalista non è obbligato a prendere forza lavoro da una sola persona. Il capitalista oggi acquista cellule di tempo dai lavoratori.

Il lavoro si identifica con il tempo, non ha più corpi né, di conseguenza, diritti. Prima i lavoratori potevano protestare contro lo sfruttamento incrociando le braccia. Ora lo sciopero ha un’efficacia molto limitata, perché il capitalista trova sempre chi è disposto a vendergli il suo tempo. Decenni di lotte contro il capitalismo si sono scontrati contro un nemico di gomma, e non hanno cambiato nulla. Una volta la classe borghese cercava di ottenere un consenso ideologico; le lotte avranno pure distrutto le basi ideologiche del neo-liberismo, ma ora il capitale non ha bisogno del consenso per tenere il suo potere; e la disperazione sociale è dappertutto. Sintetizzando in una battuta questa disperazione, un lavoratore potrebbe dire così: “Non sono un uomo, sono solo tempo, e il mio tempo è rubato, fin dalla mia nascita”. La rivoluzione proletaria non ha più modo di essere perché il lavoro non è più umano. Quest’anno abbiamo assistito ai movimenti dell’Onda in Italia, al Dicembre greco, alle occupazioni delle università in Francia, ma Berlusconi, Karamanlìs e Sarkozy restano al potere; il potere capitalista sembra inattaccabile. Lukes ha parlato di rivoluzioni violente nel Regno Unito, ma Bifo si chiede a che cosa servano le rivoluzioni violente, e non vede vantaggi. Quarant’anni fa Kastoriadis parlava di “Socialismo o barbarie”; oggi secondo Bifo occorre adattarsi e pensare a una situazione di “Socialismo e barbarie”. Occorre cioè pensare a spazi alternativi al sistema capitalista e al dominio delle banche. Quindici anni fa si parlava di “zone di autonomia temporanee”. Oggi abbiamo bisogno di Zone Autonome NON Temporanee. Il nemico non sono tanto i governi nazionali, quanto gli autonomismi finanziari sovranazionali, incorporati nella Banca Centrale Europea. La ricerca di un’alternativa deve minare il legame tra le finanziarie e la vita sociale. C’è anche un compito culturale: fare capire a tutti che la crescita, lo ‘sviluppo all’infinito’ sognato dal capitalismo è in realtà finito, la crescita non è più l’obiettivo, perché (e questo è il punto più difficile da comunicare) la crescita non è necessaria alla felicità. La conclusione dell’intervento di Bifo trova similitudini che, se possono apparire ingenue, ottengono numerosi applausi per la loro eloquenza: “C’è un problema politico ma si tratta essenzialmente di un problema di cultura, di contagio da parte di persone felici come noi che non abbiamo bisogno di ‘crescita’ e dello sviluppo capitalistico, ma possiamo vivere come uccelli nel cielo e fiori nei prati”.

Gli interventi dall’uditorio, numerosi e a volte animati, si sono rivolti soprattutto a Bifo, permettendogli di approfondire il suo discorso. Continua lo scrittore: insurrezione, anarchia e autonomia oggi non possono significare tentativi di rovesciare il sistema capitalistico, che purtroppo appare eterno, “non biodegradabile”; devono significare che “noi non ci stiamo con questo sistema, e possiamo lasciarli vivere come vogliono. Ma noi vogliamo zone permanenti di libertà e le difenderemo con tutti gli strumenti a nostra disposizione”. Queste zone possono svilupparsi e vivere in concomitanza con il capitalismo. La rivoluzione borghese creò le sue istituzioni prima di imporre i suoi cambiamenti politici e sociali; il capitalismo è ossessionato dal desiderio di trovare un consenso totale, e la sua ideologia è ormai così penetrata nel cuore dell’Occidente che la lotta di ciascuno di noi deve essere in primo luogo rivolta contro il capitalismo presente in lui stesso.

Internet può servire a questa ricerca di spazi alternativi? Inizialmente Bifo era entusiasta della rete, ma ora pensa che sia una delle cause principali dell’esistenza e della drammatica diffusione del precariato. Può però essere utile: ovviamente la differenza sta in come la si usa.

Bifo cita Geithner, ministro delle finanze americano: la situazione è al di là di ogni possibilità di conoscenza. Uno spettatore, che si definisce ‘romantico’, osserva che la classe operaia esiste ancora, ha ottenuto in passato delle conquiste e le sue lotte devono proseguire. Bifo pensa che non possiamo aspettare più la rivoluzione proletaria, e la situazione è completamente diversa rispetto a quando si lottava contro il fascismo. Il potere del capitale è capillare e dappertutto, e, soprattutto, è un potere intellettuale che toglie libertà di pensiero, libertà di pensare che un’alternativa è possibile.

Alla domanda su cosa voglia dire costruire Zone di autonomia non temporanee Bifo comunica “una cosa scandalosa da dire di fronte a una platea di anarchici”: per la prima volta nella sua vita è candidato alle elezioni comunali di Bologna della prossima settimana, nella lista “Bologna città libera” che appoggia alla carica di sindaco un lavoratore che partecipò al ’77. La lista propone la creazione di spazi di autonomia territoriale con progetti in grado di cambiare la vita della città; Bologna è piccola ma ha sempre funzionato come un laboratorio politico. Bifo che non ha mai creduto alla democrazia rappresentativa crede che  questa proposta potrà, se riuscirà, avere efficacia e, se sostenuta da un buon risultato, potrà anche ottenere risonanza a livello nazionale.

Alla domanda se l’esperienza dei kibbutz possano, almeno parzialmente, servire da modello per questi spazi di non temporanea autonomia Bifo risponde che l’esperienza fu molto utile per i movimenti di sinistra negli anni ’60, ma il limite è il suo carattere nazionalista. Aggiunge che la costituzione dello stato d’Israele è la simbolizzazione della fine dell’identità ebraica, che è sempre stata cosmopolita. La risposta secondo lui oggi deve essere sovranazionale, come sovranazionale è il potere delle finanziarie.

Qualcuno obietta che questi spazi di autonomia solo i ricchi possono permetterseli e che la lotta di classe non può essere dimenticata.

Ero marxista-leninista – risponde Bifo- ora sono libero. Noi siamo i ricchi, la vera ricchezza è la frugalità e la possibilità di godere del proprio tempo”

Per approfondimenti:

che cos’è l’autonomia http://eipcp.net/transversal/1203/bifo/it

il manifesto del postfuturismo http://www.digicult.it/digimag/article.asp?id=1363

Il comunismo è tornato ma dovremmo chiamarlo terapia di singolarizzazione :

http://www.looponline.info/index.php/component/content/article/95-il-comunismo-e-tornato-ma-dovremmo-chiamarlo-terapia-di-singolarizzazione

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Oggi ad Atene manifestazione di musulmani Franco Berardi, detto Bifo ieri ad Atene al Festival Babilonia

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